Di sicuro conoscete l'Accademia della Crusca. Molto probabilmente ne avete sentito parlare di recente, perché una delle molte (ehm) versioni della (ehm) manovra di Tremonti prevedeva di cancellarla, insieme a qualsiasi altro ente avesse meno di settanta dipendenti. E, ovviamente, a prescindere. Bene. 'Sta cosa è rientrata. Ma val la pena di non lasciar cadere il discorso. Forse qualcuno pensa che la Crusca sia costituita da una manica di parrucconi che si rivolgono l'uno all'altro chiamandosi Vossignoria. Niente di più sbagliato. È il più importante, prestigioso e autorevole centro per lo studio e la promozione dell’italiano. Commenta e ci orienta tra i cambiamenti recenti, e anche quelli più demenziali, della nostra lingua (vogliamo parlare di appuntamentare e scadenzare? Parliamone...). Offre un fondamentale servizio di consulenza linguistica online che risponde alle domande dei navigatori di tutto il mondo su grammatica, etimologia, uso, neologismi. Fondamentale, gente... per esempio, voi dite scannare, scannerizzare o scansionare? Perché qual è non vuole l’apostrofo? Perché nel presente indicativo del verbo dare è accentato dà ma non do? E perché diciamo pagare alla romana? Il Sole 24 Ore dedica alla Crusca un bel dossier e intraprende una sacrosanta campagna di salvataggio e promozione. Per dare una mano andate qui. Leggete anche l’articolo di Nicoletta Maraschio, la presidente dell’Accademia: racconta la storia dell'istituzione, nata nel 1580, dei (pochi) soldi statali e delle (tante) attività. Tra l'altro, avrei dovuto scrivere la presidentessa dell’Accademia? O è meglio la presidente dell’Accademia? Anche a questa domanda la Crusca risponde.
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