Siamo abituati al fatto che grandi notizie, cattive e buone, rimbalzino istantaneamente da un capo all’altro del pianeta. I minatori cileni. Il disastro ambientale del Golfo del Messico. Il terremoto di Haiti. Oppure la liberazione di Aung San Suu Kyi. Il Nobel al dissidente cinese Liu Xiaobo. Tutti fatti successi nel 2010. Che però, a rileggerne, possono sembrare già lontani. Del fatto del giorno, i dossier pubblicati dai crittografi di Wikileaks, parla tutto il web. E le prime pagine della stampa mondiale, in una gara di tempestività con la Rete. È un continuum di commenti che si dipana tra due posizioni estreme. Da una parte “niente sarà più come prima”. Dall’altra “è solo un cumulo di pettegolezzi”. In ogni caso, val la pena di riascoltare l’intervista a Julian Assange, fatta da Chris Anderson per TED (sottotitoli in italiano). Lo ammetto: il rumore mediatico è così intenso che faccio fatica a mettere insieme un’opinione. Ma tre cose mi sembrano evidenti: i sistemi sono tanto più fragili quanto più sono complessi, e dovremo farcene una ragione. Al di là dei contenuti (in larga parte non ancora diffusi) la novità sta nel modo in cui tutto quanto sta accadendo. Non abbiamo ancora idea di come la Rete può cambiare il mondo: questo è solo un assaggio.
DESTRA E SINISTRA, LE LISTE: PRIME SINTESI TRA QUALCHE GIORNO.
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