What if non è solo il titolo di diverse canzoni. Una dei Coldplay (qui il testo tradotto). Una (cruda, secondo lo stile dell’autore) del rapper 50 cent. Una di Joan Osborne, che si chiede (qui il testo tradotto) “che succederebbe se Dio fosse uno di noi?” What if è un modo di ragionare tipico del pensiero creativo, e consiste, letteralmente, nel domandarsi “che cosa succederebbe se…?”, partendo da ipotesi anche estreme e forzando le conseguenze, fino ad ampliare lo sguardo e a comprendere conseguenze, opportunità o soluzioni prima impensabili: un bel salto mortale della mente. Questo divertente tutorial, tratto da un bestseller statunitense, può darvi un’idea di quel che intendo. La potenza cognitiva e creativa di questo modo di pensare è bene illustrata da Michael Pollan, che in una TED Conference ci invita ad assumere il punto di vista di un’ape. O di una pianta. Fino a scoprire, per esempio, che un gruppo di erbe molto intelligenti (prima fra tutte il mais) ci sfrutta, noi genere umano, per diffondere i propri geni. O a capire come la biodiversità funziona davvero. Il What if sta alla base dell’ucronia, o fantastoria: la narrativa fantastica che immagina le conseguenze di eventi storici possibili, ma mai accaduti. Qui potete scaricare il primo capitolo de L’inattesa piega degli eventi, il libro di Enrico Brizzi che ipotizza una vittoria fascista nella Seconda Guerra Mondiale. È un’ipotesi analoga a quella fatta negli anni ’90 da Robert Harris con Fatherland, e già negli anni ’60 da Philip K. Dick con La svastica sul sole, che ipotizza una vittoria nazista. Il libro diventerà a breve una miniserie per la BBC, prodotta da Ridley Scott. Lo stesso meccanismo, declinato sui fumetti Marvel, produce storie in cui, per esempio, i Fantastici Quattro sono cosmonauti. O Captain America muore nella Guerra Civile. Una versione del What if, intitolata Just Suppose, fa parte del TTCT (Torrance Tests of Creative Thinking): una fra le più note e valide batterie di test del pensiero creativo. I quesiti posti sono di questo tipo: “immagina che dalle nuvole pendano corde che arrivano fino a terra” oppure “immagina che noi possiamo trasportarci dovunque solo premendoci il naso, o strizzando un occhio” oppure “supponi che piova, e che le gocce siano solide e restino immobili nell’aria”. Bene: che cosa succederebbe? Quali sarebbero le possibili conseguenze?
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