teorie e pratiche della creatività

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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 12 febbraio 2010

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Creatività e dintorni: una selezione di testi online

Vecchiaia e creatività: non c'è contraddizione

Il genio di Mozart e Rimbaud è precoce. Ma la creatività non appartiene solo ai giovani: Malcolm Gladwell parla di late bloomers, gli autori che fioriscono tardi. Cezanne, per esempio “fiorisce” dopo i cinquant’anni. Per l’economista David Galenson non c’è un’età per creare: Louise Bourgeois, scultrice parigina, realizza la sua opera maggiore a 87 anni. L’attore-regista Clint Eastwood dirige i film migliori dopo i settanta (nel bellissimo Gran Torino impersona un anziano che sa cambiare se stesso in modo sorprendente). E non dimentichiamoci del novantaquattrenne Mario Monicelli
La vecchiaia è un periodo creativo. Esaminando la produzione di migliaia di autori, Dean Simonton scopre che spesso, da anziani, producono capolavori: sintesi magnifiche di tutto il loro percorso. I ricercatori, però, ricordano che per vivere a lungo (e bene) l’istruzione conta.
Loredana Lipperini, invece, festeggia la consegna del suo nuovo libro sulla vecchiaia celebrando gli ottant’anni di Alberto Arbasino.

Commenti (14)

1gabri 16 febbraio 2010
Utente anonimo



La creatività ha vie misteriose che coinvolgono parecchi aspetti della complessa personalità di ognuno di noi. E ha i suoi tempi, se pensiamo alle tante ipotesi sulla adolescenza di Einstein, vero e proprio late bloomer ( si parla di dislessia, timidezza, sindrome di Asperger-autismo). Dei suoi tempi dice:
" Certe volte mi domando perché sia stato proprio io a elaborare la teoria sella relatività. La ragione, a parer mio, è che normalmente un adulto non si ferma mai a riflettere sui problemi dello spazio e del tempo. Queste sono cose a cui si pensa da bambino. Io invece cominciai a riflettere sullo spazio e sul tempo solo dopo essere diventato adulto. Con la sola differenza che studiai il problema più a fondo di quanto possa fare un bambino."

Per alcuni è anche possibile che nella giovinezza, dovendo attraversare passaggi normati dalla medietà (scuola, famiglia, lavoro, ecc.), a cui un'intelligenza creativa si sottopone per necessità (pensiamo a Svevo), disperdano in parte la loro spinta. Una volta superati i momenti cruciali che il vivere in società ci fa attraversare, messi in quiescenza i doveri a cui far fronte, la creatività è libera e può produrre.

2Graziano 16 febbraio 2010
Graziano



  

Ho guardato con molta attenzione tutte le foto che scorrono sotto il box IL GESTO CREATIVO.
Con stupore pari all'indignazione ho scoperto che non c'è la mia foto.
Eppure sto invecchiando...

3gabri 16 febbraio 2010
Utente anonimo



Le facce di palta non ce le mettono. :-)

4wc 16 febbraio 2010
wc



  

GIOVANI GHIANDE E VECCHIE QUERCI

"Come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione"
Jean Giono, L'uomo che piantava gli alberi, Salani Editore.

Pensando a questo tema, giusto la settimana scorsa ho letto a mio figlio questo bel libretto, e poi ci siamo anche visti il meraviglioso film animato e ralizzato da Frederic Back con la voce narrante di Toni Servillo.
La storia narra dell'incontro dell'autore con un pastore, negli anni 1910, su un aspro altopiano semidesertico della provenza.
Quest'uomo solitario e taciturno, per trent'anni ogni giorno usciva a piantare un centinaio di ghiande, riuscendo con costanza e caparbietà, e senza secondi fini, ha trasformare una landa desolata e spazzata dai venti in un enorme bosco di chilometri quadrati di estensione.
Un esempio di una creatività concreta e vitale, donata a gratuitamente a tutti noi.

walter

5Utente Anonimo 17 febbraio 2010
nuovo e utile



Beh, meno male, mi vien da dire.
Che si fa, allora? Si diffonde la lieta novella in modo che nessuno mai (mai più) possa essere considerato inutile, solo per una questione d'anni?
Studiamo e facciamo studiare i risultati delle ricerche di Rita Levi Montalcini sul fatto che il cervello è l'unico organo che non invecchia, magari cercando anche di capire come non farlo invecchiare?
Rivalutiamo anche i concetti di saggezza e di maturità, oltre a quello di creatività?
Tiriamo fuori quest'ultima dall'equivoco che la confonde spesso col talento, affermando chiaramente che creativi non si nasce ma si diventa?
Se rispondete sì a tutte queste domande, significa che anche voi siete dei rivoluzionari menscevichi.
Eleonora

6Giuliano Cuccurullo 18 febbraio 2010
Utente anonimo



A me sembra ovvio, credo sia normalissima l’associazione anzianità/creatività (abolirei la parola vecchiaia quando si parla di persone. Vecchia può essere una moda…). Senza citare personaggi grandiosi penso ai nonni e vedo creatività in tutto quello che fanno, anche in quella più banale come rincuorare un nipotino sgridato dai genitori. Quel giustificare a tutti i costi non è un altro modo di vedere la realtà? Un nonno sa vedere le situazioni da diversi punti di vista, sa bene che i problemi sono altri e a tutto c’è rimedio. Secondo me, la terza età restituisce agli uomini la giusta dimensione, non a caso si dice che si torna a essere come bambini e i bambini non sono la massima espressione della creatività? Si torna ad apprezzare anche le cose apparentemente più semplici, si cerca attenzione da parte degli altri, si ama di più la vita. Quello che ci frega (scusate il termine), forse, è la fase intermedia, dove siamo impegnati a sopravvivere tra screzi sul lavoro, traffico, bollette da pagare, et cetera; siamo capaci di far diventare un problema anche una vacanza da organizzare… Credo proprio che ci dovremmo meravigliare quando un adulto è creativo, quello sì che può essere singolare. Forse, in maniera “terra terra” (molto “terra terra”) ho detto le stesse cose di Gabri o semplicemente non ho capito quello che ha detto. Intanto, rispondo sì a tutte le domande di Eleonora :)

p.s. una info di servizio, come si fa a cambiare il nome account?

7annamaria 18 febbraio 2010
annamaria



 

Mah, quello che sto cercando si dire è che, al di là dell'archetipo (anche) consolatorio del vecchio saggio (quello che ha tempo, capisce tutto della vita, coccola i nipoti e conforta gli adulti - e magari in tempi come questi, li sostiene regalandogli una parte della pensione) la vecchiaia è un'età produttiva.
Le energie mentali si concentrano. Aumenta la capacità di pensare per ampie sintesi. La visione si estende. E' questo che vien fuori anche dall'articolo di Simonton (che è un grandissimo ricercatore: mi auguro che qualcuno trovi il tempo di leggerlo).
E... sì, mi iscrivo al gruppo dei menscevichi.
@ Giuliano: se scrivi due righe a redazione@nuovoeutile.it, ti mandiamo le istruzioni ;)

8Giuliano Cuccurullo 18 febbraio 2010
Utente anonimo



Forse, ho reso un po' male il concetto che volevo esprimere. La concentrazione di energie mentali in terza età non può essere frutto dell'esperienza acquisita? L'estenzione della propria visione del mondo non è una conseguenza del proprio vissuto? Secondo me, la creatività degli anziani deriva da una sorta di consapevolezza involontaria, che è la capacità di vedere le cose per quello che sono; in maniera chiara. Un po' come i bambini.

@Annamaria: grazie :)

9eli 18 febbraio 2010
eli



Come mi piace, come mi piace, come mi piace…

Questa prospettiva già mi aveva rincuorato anni addietro durante un concerto-conversazione dove Enrico Rava parlava di passione, creatività, improvvisazione o meglio, costruzione dell’improvvisazione, se ben ricordo. Affronto l’argomento non sul terreno dei geni, ma su quello delle persone comuni. Penso a tutte le potenziali creatività bruciate dal buonsenso degli altri, dalla forza degli affetti, dall’incapacità di riconoscere un’occasione o di acchiappare un treno al volo. Penso a vite stereotipate di persone non comuni. Mi piace l’idea di una seconda occasione. Io credo però che gli anni persi in un certo senso non possano che pesare, non in termini di talento, ma di tecnica, di esperienza, di conoscenza, di studio. E quelli che hanno avuto la forza di affrontare la fatica di vite parallele, magari in penombra o tra l’aperta disapprovazione e forse anche derisione dei conoscenti, non sono poi tanti. Meriterebbero davvero una vecchiaia fertilissima e ricca di piccole soddisfazioni.
elisabetta

10gabri 20 febbraio 2010
Utente anonimo



Chiedo il vostro parere.
La condizione per esprimere creatività in età tarda è che ci arriviamo da liberi, o meglio da liberati dalle pastoie e dai paletti che la vita associata (e anche quella familiare) comporta: la libertà di ascoltare noi stessi più degli altri, di tendere con passione ragionata verso il nostro desidero di esprimerci come individui finalmente un po' più soli, forse a diventare un poco delle vecchie signore indegne (o dei vecchi signori..).
E' un po' forte? Giudicate voi.

11Giuliano Cuccurullo 20 febbraio 2010
Utente anonimo



@gabri: non trovo affatto che sia forte, anzi. ;)

12gabri 20 febbraio 2010
Utente anonimo



Aprire un piccolo atelier con le mie amiche creative, e via a disegnare acquerelli di cieli, pesci con le biro colorate e testine di bimbe d'altri tempi. E passarci tutti i pomeriggi, invece di dare ripetizioni gratis ai ciuchini. Alé!
Il caro Albertone la chiamava "una botta di vita".

13gabri 20 febbraio 2010
Utente anonimo



O scrivere racconti con titoli di questo genere:
"Angelica e i gattopardi"
"Mi chiamo Emma, Emma Bovary"
"Oh, Otello", dalla parte di Desdemona.
"La massaggiatrice scaltra del Salario"
"Il ladro di merendine e tutto il cucuzzaro"
"Sex end the Citizen".
Sono emozionata. Quante cose potremmo fare. La materia di ispirazione non manca.

14wc 21 febbraio 2010
wc



  

TESTA O GAMBE?

Non so se è un detto toscano, ma una volta ho sentito una battuta niente male da una persona riguardo la terza età:
"Si dice che con la vecchiaia le prime cose che partono sono la testa oppure le gambe, beh, io cammino benissimo!"
walter

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