Questa volta il punto di partenza è un recente telecomunicato che unisce musica e colore. Mica male. Faccio una digressione e vado su Wikipedia a rivedermi la definizione di sinestesia, (e poi la più esauriente definizione inglese): in sostanza, è il fenomeno percettivo che cortocircuita canali sensoriali diversi, per esempio vista e olfatto o, appunto, vista e udito. Difficile capire che sensazioni si provano, ma questo breve documentario lo spiega bene. Invece questo corto lo racconta in modo più evocativo, e quest’altro prova a trasmettere l’esperienza. Torno all’idea del “vedere” i suoni. O, almeno, della loro rappresentazione visiva: roba da futuristi, ma non solo. Trovo diversi video (ecco Chopin e Debussy) che rappresentano il rincorrersi delle note. Poi finisco in un sito che trasforma i Beatles in infografica. C’è anche la pagina su Flickr. Ah: c’è un progetto artistico che mappa le parti del corpo più citate nei diversi generi musicali. Divertente. Trovo anche un sacco di fuffa, che vi risparmio. Invece il Bouba/Kiki effect scoperto da Wolfgang Köhler merita: è una piccola esperienza di sinestesia comune al 95% delle persone. Insomma: girovagare nelle zone di confine è un esercizio creativo che chiede tempo e una dose (ne abbiamo già parlato) di serendipity. Qualche volta ci si perde, ma spesso si scovano cose inaspettate.
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