Questo post non parla di fantascienza ma di tecnologia e futuro prossimo. Non sono più solo fantascienza le tre leggi della robotica, a cui si aggiunge la legge zero che governa le altre, riguarda l’umanità e rimanda a un tema importante: quello della roboetica. Non è fantascienza la recente intervista al robot Bina48 fatta da Amy Harmon, giornalista del New York Times (qui c’è la traduzione. Ed ecco il video). Il futurologo Ray Kurzweil è convinto che entro il 2029 diventerà impossibile distinguere tra uomini e macchine, e che queste sapranno superare il test di Turing. Il che vuol dire saper retroagire con creatività. Intanto Honda produce un corto divulgativo intitolato Living with robots: qualcosa che sta già succedendo. E cresce la diffusione delle smart machines: avatar su schermo che ascoltano, capiscono, rispondono a tono. Perché questo post ora? Tre i motivi: i robot mi hanno sempre affascinato. Dovremo farci i conti (anche in termini di prospettive individuali, sviluppo e occupazione) prima di quanto crediamo. Pensarci, magari, aiuta a guardare oltre la tetra cronaca nazionale di questi giorni.
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