teorie e pratiche della creatività

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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 12 gennaio 2011

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Creatività e dintorni: una selezione di testi online

Tra ciò che sappiamo e ciò che desideriamo

Il 2010 si è chiuso con le Considerazioni sulla situazione del Paese di Giuseppe de Rita. Che parla di un’Italia spaesata, indisciplinata, incapace di desiderare qualcosa di più complesso di un telefonino. E che in un rilancio del desiderio, individuale e collettivo, individua la chiave per riattivare le dinamiche sociali. Tutti i (brevi) capitoli del rapporto meritano una lettura (colonna verde a dx).
Il contributo di NeU è quanto, insieme, stiamo facendo sull’immaginario di una destra e una sinistra contemporanea. Sono arrivate molte storie, che metteremo rapidamente in ordine.
Una buona notizia, invece, viene dall’indagine Ocse-Pisa: le performance scolastiche degli studenti italiani stanno migliorando (qui il rapporto. La pagina 15 ci dice però che siamo ancora sotto la media OCSE. Dati di sintesi sulla literacy a pag 50. Sulla matematica a pag 131. Sulle scienze a pag 149).
In effetti, tra ciò che sappiamo (e che quindi possiamo) e ciò che desideriamo si gioca il nostro futuro. Ma dimenticarsene è facile. Ci resta stampato negli occhi l’ultimo stimolo ricevuto, e cancella tutto il resto. Un po’ come capita agli spettatori di questo controverso esperimento di BMW.

Commenti (8)

1Utente Anonimo 13 gennaio 2011
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Professoressa, ma Le pare possibile che un ministro si comporti in maniera così stolta, infangando in maniera generalizzata un corso di laurea di cui non conosce l\\\'esatta denominazione (1)?

(Una possibile risposta: http://www.gennarocarotenuto.it/14812-perche-mariastella-gelmini-odia-scienze-della-comunicazione/)

(1) Le fa compagnia, peraltro, il buon Floris. Cfr. min 09:50 - 10:10 del video http://www.youtube.com/watch?v=tjiorOy_WKg.

2Utente Anonimo 13 gennaio 2011
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P.S. Per la fretta di esprimerle il mio disappunto, sono inciampato in una ripetizione ("in maniera così stolta" va sostituito con "così stupidamente") e ho dimenticato di firmarmi.

Angelo Ventriglia

3Graziano 13 gennaio 2011
Graziano



  

Perdonerete, spero, sia la mia frustrazione, sia il tono del mio messaggio (e il concetto incluso reiterato...).
Ogni anno il Censis pubblica il suo rapporto (del quale ho parlato anch'io in occasione della sua presentazione a Milano in un post precedente) che, normalmente, viene ripreso da più fonti e discusso, soprattutto nelle sue parti più, diciamo così, fantasmagoriche e vendibili (quest'anno è l'Italia che non desidera più, per capirci...).
Bene, io sono stanchissimo di questi rituali inutili e, spesso, superficiali (non sto parlando di questo post nello specifico, ovviamente, ad Annamaria e alla sua passione voglio bene...), ma che, in buona sostanza, servono "solo" a qualche articolo di giornale o a qualche trasmissione televisiva o dibattito (fa figo citarlo...).
Io, e qui sta la reiterazione del mio "solito" messaggio, penso che:
- Una buona parte della soluzione dei problemi del nostro paese verrà solo se si riuscirà a togliere appeal alla politica. Chi fa politica deve farla per passione e deve essere, per certi aspetti, un “sacrificio”, non un lavoro gratificato sia economicamente sia, soprattutto, socialmente. Non c’è nessuna alternativa a questa scelta. E fino a quando non verrà
decisa continueremo a pagarne le conseguenze.
Poi, naturalmente, avremo bisogno di:
- politici onesti (anche e soprattutto intellettualmente…) vs. disonesti;
- poltici capaci vs.incapaci;
- politici con attenzione “prioritaria” al benessere generale vs. al proprio particolare (ambizione comunque in certa misura legittima).
Mi fermo qui e vi mando, non so perchè, un bacio, alla Epifanio...

4annamaria 14 gennaio 2011
annamaria



 

@angelo.
Gelmini dice cose superficiali, e le dice (se avesse frequentato Scienze della Comunicazione magari ci starebbe più attenta) in maniera supponente e antipatica.

Non posso però negare che su Scienze della Comunicazione esistono due problemi reali. E lo dico avendoci insegnato per molti anni, e con grandissimo rammarico.
Il primo problema: l'offerta di laureati in Scienze della comunicazione oggi eccede amplissimamente la domanda.
Il secondo problema: alcuni dottori in Scienze della Comunicazione (visti coi miei occhi e sentiti con le mie orecchie) sanno a stento leggere e scrivere. Certo: anche alcuni laureati in Biologia, o in Ingegneria o in altre discipline sanno a stento leggere e scrivere (forse se ho fortuna recupero anche il dato numerico). Ma ammetterai che se parliamo di "questa" disciplina il fatto è un po' più grave.
Il tema è importante, probabilmente interessa molti ragazzi, e potrei riprenderlo. Fra l'altro: avrai notato che Finocchiaro nel video cita proprio i dati Ocse-Pisa.

@Graziano. E certo che ci vogliamo bene.
Il mestiere di De Rita è indicare problemi, criticità e, magari, direzioni per il cambiamento. Continuo a pensare che lo faccia in modo acuto e, a volte, visionario.
Il mestiere della politica dovrebbe essere mettere a punto strategie e attivare pratiche del cambiamento. Continuo a pensare che la politica oggi faccia tutt'altro. Ma non ne darei la colpa a De Rita.

5eli 14 gennaio 2011
eli



Laura e Graziano: La storia del futuro e le urgenze del presente
Da buon ruminante in questi giorni macino sul contributo di Laura all’argomento precedente. In un minimo schizzo, in termini di visione c’è tutto: l’individuo, il ruolo, lo scambio intergenerazionale, l’impegno, l’azione, o meglio la filosofia dell’azione. Nella luce dei fari che disegnano le curve la sera mentre torno a casa, che è il luogo delle mie riflessioni più strambe e più astratte, medito sulla “storia del futuro” e sul “futuro della storia”. L’urgenza pratica espressa da Graziano sta perfettamente dentro questa visione eterea.
Tutti stiamo esprimendo valori ai quali tendere, in questo post Graziano li esplicita citando passione, senso della missione, altruismo ed etica quali caratteristiche imprescindibili di una buona politica.
La categoria che differenzia le nostre posizioni è quella del tempo: molti di noi sembrano o sono rassegnati ad un’azione a lunghissimo termine, fatta di piccolissimi passi messi in evidenza e tenuti insieme da un filo conduttore. Graziano forse crede nella possibilità di un’azione più forte e immediata o è tormentato dall’angoscia di non farcela.

6annamaria 14 gennaio 2011
annamaria



 

SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE
Segnalo il post di Giovanna Cosenza intitolato "amenità contro dati". Da leggere assolutamente.

7Utente Anonimo 14 gennaio 2011
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Torno, non posso non farlo, sul visto da destra e visto da sinistra sulla notizia di oggi, l'accusa a Silvio Berlusconi per il caso Ruby.
Da destra.
Daniela Santanchè rivolge la domanda alla Procura di Milano: “E’ consapevole del danno incalcolabile che questa vicenda arreca non al premier, ma all’immagine dell’Italia e degli italiani nel mondo in un momento così delicato per la stabilità economica e finanziaria del paese?”.
Da sinistra.
“E’ consapevole il premier Berlusconi del danno incalcolabile che questa vicenda arreca all’immagine dell’Italia e degli italiani nel mondo in un momento così delicato per la stabilità economica e finanziaria del paese?”.

8Utente Anonimo 17 gennaio 2011
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tra ciò che SENTIAMO e ciò che desideriamo...non c'è sapere più vero di quello sentito...

Ho letto l'introduzione nella home page e il primo link al rapporto di De Rita. Io il problema lo individuo nella coazione. Concepimenti coatti, nascite coatte, adultismo...che fine ha fatto il desiderio ? Forse dovremmo chiederci che fine ha fatto la vita ? Quando scrivete di performance scolastiche, semplicemente inorridisco e vi consiglio la lettura di Alfie Kohn, La fine della competizione....oppure tanti suoi articoli:

http://www.alfiekohn.org/articles.htm

Poi c'è Wilhelm Reich, tuttora incompreso ed ignorato; consiglio Ascolta piccolo uomo, Bambini del futuro, ...

Resto all'ascolto e vedo di approfondire...grazie e buona continuazione!
Damiano

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