Nel 1984 Richard Wurman, graphic designer con la passione di rendere comprensibile l’informazione, intuisce che tecnologia, design e entertainment stanno convergendo. Organizza un ciclo di conferenze a Monterey, California con un vincolo temporale: 18 minuti. Nella prima edizione si presenta il nuovo Mac, si parla di frattali e teoria della mente: grande successo, ma l’evento perde soldi. Ci riprova sei anni dopo (questo a proposito dell’essere tenaci) ed è l’inizio del fenomeno-Ted. Oltre 450 conferenze sono online. Sono così interessanti, dice il NYTimes, da creare dipendenza. Sentite, per esempio, la storia di Aimee Mullins e le sue 12 coppie di gambe. Elizabeth Gilbert o Amy Tan parlare di creatività. Malcolm Gladwell parlare di spaghetti e Christopher deCharms parlare di cervello e Milton Glaser che spiega, a partire da Piero della Francesca, come il design rende nuove le idee variando un tema e Jacek Utko che dice come può salvare i giornali, e Golan Levin che racconta come fare arte con la tecnologia. Bene. Da qualche mese è online il progetto di sottotitolare le Ted conferences in varie lingue. Più di 50 sono già state tradotte in italiano. Può farlo chiunque sia abbastanza fluent (guadagnandosi una scheda su Ted). Vogliamo dare una mano? A proposito di lingue: nel suo piccolo, anche NeU prova ad andare online con una versione ridotta e sperimentale in inglese. Vedremo che succede.
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