L’ANTEFATTO Mercoledì 8 giugno il Corriere della Sera pubblica un articolo al vetriolo sul recente spot di Regione Calabria. Esordio: La campagna ideata da qualche genio della pubblicità non è piaciuta affatto ai calabresi. Il pezzo, firmato da Gian Antonio Stella, merita una lettura.
LA STORIA Stesso giorno, ore 15. Mi chiama il TG1. Vogliono un parere sullo spot. Anticipo al giornalista che lo considero, come molti colleghi, discutibile, e che volentieri spiego perché. Risponde che posso dire quel che voglio e soprattutto parlare quanto voglio: poi montano loro. Mmmmhh… strano. Di solito fanno una domanda secca e impongono massima brevità.
Ore 16.30. Arrivano fonico e cameraman, con domande di questo tenore: “Non crede lei che sia legittimo usare l’arte per promuovere il turismo?”. “Non crede lei che le nuove tecnologie possano servire a promuovere l’arte?”. “Non crede lei che Regione Calabria faccia bene a promuovere il turismo culturale?”. “Se invece che di nudi maschili si fosse trattato di nudi femminili, forse lo spot sarebbe stato più gradito?” … e che razza di domande sono? Il cameraman se ne tira fuori e mi fa parlare con la redazione.
Ore 16.40 Una cortese redattrice mi invita a non preoccuparmi dei tempi (eeeeh, montiamo noi). Sottolinea che la campagna piace, lei la trova divertente, e che se è stravagante dev’essere per forza creativa. Spiego che non è così che funziona. Ci provo invano per un quarto d’ora.
Ore 16.55 Mi preparo un commento breve e gentile (siamo al TG1) ma chiaro. E impossibile da rimontare a piacere.
Ore 17.00 Microfonata, recito a raffica i seguenti concetti: l’arte può promuovere il turismo, ma lo spot di Regione Calabria è bruttino. Dice poco, mare, montagna bronzi, e in modo non affascinante. L’animazione trasforma i Bronzi in pupazzi, il contrario che dargli un’anima, e questo è il parere di molti addetti ai lavori. L’Unione Europea dice che l’intero mercato della cultura, del turismo culturale e della creatività vale il doppio di quello dell’automobile: sono numeri importanti (li ho appena pubblicati qui su NeU) e credo che il problema della promozione andrebbe affrontato in maniera più sistemica e professionale.
Ore 18.30 Richiama la cortese redattrice: in assenza di pareri favorevoli allo spot, per par condicio (sic) è stata tagliata tutta la prima parte dell’intervento, contrario, della sottoscritta.
Ore 20.35 circa Il servizio va in onda. Recita (si noti l’uso accorto degli aggettivi): spot delle polemiche, geniale per alcuni, inopportuno per altri... e, a giustificare l’impiego dei Bronzi, segnala che l’arte è comunque sempre più spesso usata nella pubblicità. A corredo dell’affermazione passa l’ultima battuta del mio intervento, che parla dell’Unione Europea. Ma perfino la parola “professionale” è tagliata. Vedi mai che a qualcuno venga il dubbio che l’operazione calabrese non sia così “professionale”.
Lo diceva Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.
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