Pagalöcc e Com’escesc sono due piccoli, bravi servitori che vi assistono in molti lavori creativi. Li ho incontrati tanti anni fa, continuano a tornarmi utili e vorrei presentarveli. Pagalöcc significa appaga l’occhio. Com’escesc significa: come viene, viene.
Evocare Pagalöcc vuol dire disporsi ad aggiustare gradualmente il proprio lavoro, e a farlo non in maniera meccanica ma cercando l’armonia e l’equilibro percettivo. Per capire come funziona guardatevi il lavoro di restyling del logo di Wired, basato sui volumi ottici. E ascoltate Scott Dadich, direttore creativo della rivista, spiegare le magie della crenatura tipografica, cioè calibrare la distanza tra i caratteri per rendere visivamente equilibrato il testo. Sembra una cosa ossessiva, ma non lo è. E il risultato è un miglioramento di cui tutti, intuitivamente, si accorgono. Ma Pagalöcc aiuta anche a sistemare (magari tenendo presenti la serie di Fibonacci e la sezione aurea) le proporzioni di un mobile, un abito, un quadro, un edificio, un giardino. Chiunque lavori su qualcosa che si vede dovrebbe tenerselo stretto, e dargli retta.
Evocare Com’escesc non è pressapochismo. È necessità. Nei lavori creativi si corre il rischio di coccolare le proprie idee fino a soffocarle, o fino a bucare i tempi di consegna. Ma la perfezione ottenuta oltre il tempo massimo non è altro che un (magari splendido) fallimento. Com’escesc vi obbliga a trovare il coraggio di trasformare presto le vostre idee in un prodotto magari perfettibile, ma almeno concreto. Vi toglie dalla paralisi dell’analisi, e se non sapete che cos’è ve lo spiega il virtuoso della tuba Roger Bobo: lui parla di musica ma il concetto si può applicare a qualsiasi ambito creativo (e c’è anche una dimostrazione pratica). Il bias cognitivo su cui si basa è l’effetto Dunning-Kruger, secondo il quale si diventa tanto più autocritici quanto più si è competenti.
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