Ci risiamo: a fine 2009 i test d’ingresso alle facoltà universitarie dicono che la maggioranza degli studenti non sa usare l’italiano e Ivano Dionigi, rettore dell’Università di Bologna, li definisce serenamente “semianalfabeti”. Pochi giorni fa esce uno studio dell’Invalsi: valuta come insufficiente oltre la metà delle prove di italiano della maturità 2007 (guardate il rapporto a pag.47) Il problema è che chi parla male pensa male. E non si tratta solo dei candidati del Grande Fratello. O del fatto che per spedire SMS i ragazzi usano venti parole. Se le nuove classi dirigenti non possiedono le parole che definiscono i concetti, non potranno usarli, i concetti, per capire, pensare, progettare il futuro. E per esprimere la loro cittadinanza: sapersi esprimere è anche, come dice Gian Antonio Stella, un fatto di democrazia. Intanto, la benemerita Accademia della Crusca offre un servizio di consulenza linguistica. E, dalle pagine di NeU, Tullio De Mauro invita a educare alla parola.
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