Un documentatissimo post di Giovanna Cosenza risponde per le rime, e a suon di dati, alle affermazioni di Mariastella Gelmini su Scienze della Comunicazione, definita facoltà amena e poco utile a trovar lavoro. In rete i post (giustamente) offesi e allarmati si moltiplicano. Vi segnalo questo, di Giancarlo Camoirano perché dice in poche righe (bravo!) tre cose importanti: 1. A SdC oggi non si insegna tutto quel che bisognerebbe. Ci sono opportunità di miglioramento, e andrebbero colte (concordo, specie per quanto riguarda la delicata cucina del comunicare). 2. Le associazioni di categoria sul tema sono (colpevolmente, aggiungo) distratte e silenti. 3. Screditare SdC e il crescente (anche in Italia, e non solo negli USA) valore strategico del comunicare nella società contemporanea non è un’innocua sciocchezza. E si traduce, tra l’altro, in una svalutazione del lavoro e in una opportunistica diminuzione dei compensi dei neolaureati. Per avere un’idea del furibondo disagio del settore basta dare uno sguardo ai commenti di questo post (ancora Dis.amb.iguando) e di questo (Bad Avenue). Infine: la smettessimo di dire che il presidente del Consiglio è, nei detti e nei fatti, un Grande Comunicatore. Saper comunicare è tutt’altra cosa.
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