teorie e pratiche della creatività

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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 17 gennaio 2011

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Creatività e dintorni: una selezione di testi online

Scienze della comunicazione, 3 cose importanti + 1

Un documentatissimo post di Giovanna Cosenza risponde per le rime, e a suon di dati, alle affermazioni di Mariastella Gelmini su Scienze della Comunicazione, definita facoltà amena e poco utile a trovar lavoro. In rete i post (giustamente) offesi e allarmati si moltiplicano.
Vi segnalo questo, di Giancarlo Camoirano perché dice in poche righe (bravo!) tre cose importanti:
1. A SdC oggi non si insegna tutto quel che bisognerebbe. Ci sono opportunità di miglioramento, e andrebbero colte (concordo, specie per quanto riguarda la delicata cucina del comunicare).
2. Le associazioni di categoria sul tema sono (colpevolmente, aggiungo) distratte e silenti.
3. Screditare SdC e il crescente (anche in Italia, e non solo negli USA) valore strategico del comunicare nella società contemporanea non è un’innocua sciocchezza.  E si traduce, tra l’altro, in una svalutazione del lavoro e in una opportunistica diminuzione dei compensi dei neolaureati. Per avere un’idea del furibondo disagio del settore basta dare uno sguardo ai commenti di questo post (ancora Dis.amb.iguando) e di questo (Bad Avenue). Infine: la smettessimo di dire che il presidente del Consiglio è, nei detti e nei fatti, un Grande Comunicatore. Saper comunicare è tutt’altra cosa.

Commenti (13)

1Utente Anonimo 17 gennaio 2011
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Complimenti, facile dar lezioncine di etica del lavoro quando poi sono proprio i grandi professionisti sinistrorsi della comunicazione come voi i primi a sfruttare l'andazzo, pagando pochissimo i giovani e non regolarizzandoli con contratti decenti, con la solita scusa dell'instabilità del mercato... che non potete permettervelo... le solite MENZOGNE da false anime belle con cui contribuite a spegnere le nuove generazioni, non consentendogli di crescere decentemente, ma solo di sopravvivere alla giornata se e quando va bene. Sfruttamento è il vero volto del vostro fare, e non crediate di riuscire a mascherarlo per sempre, i tempi stan cambiando.

2eli 17 gennaio 2011
eli



Ognuno reagisce a modo proprio: è buffo, ma a me non sarebbe mai venuto in mente di confutare la Gelmini in merito al contenuto del suo discorso. Io leggo nelle sue parole un’invidiabile coerenza: la banalizzazione del banale, la facile scelta di toccare tasti collaudati proponendo l’inconsistenza di certe discipline (la filosofia non è forse aria fritta?), la disistima più profonda delle capacità di chi ascolta. E certamente un pubblico su cui far presa, anonimo e dotato di squisita tenace arroganza, ce lo ha davvero. La qualità dell’uditorio che crea consensi a tale oratore, e che permette scelte mortali per il nostro paese: questo mi preoccupa.

3annamaria 18 gennaio 2011
annamaria



 

DALLE SCIENZE ALLE PRATICHE DELLA COMUNICAZIONE

Oggi nella la microredazione di NeU, che per inciso coincide con l'ufficio in cui lavoro, si è accesa una breve discussione sul commento di utente anonimo1. Due, e alla pari, le correnti di pensiero:
- "Dont feed the troll." Non rispondere. Il tono (pessimo) e i contenuti (tanto vaghi quanto aggressivi e minacciosi. Per non parlare dell'anonimato) bastano a qualificarlo.
- Rispondere per le rime, argomentando e dettagliando, perché a star zitti sembra sempre di avere la coda di paglia. Dunque, specificare che qui: niente lavoro aggratis, non rimborso spese ma stipendio agli stagisti, e bla bla bla.

Non siamo riusciti a scegliere una delle due strade. Dopo un po', ci siamo anche annoiati di parlarne. E, francamente, rispondere o meno a un commento così non è più che tanto rilevante.

Continuo a pensare, invece, che l'argomento meriti di essere discusso. Chi si occupa o vuole occuparsi di comunicazione, ne sono certa, è in grado di farlo con civiltà e articolando un pensiero consistente.

@ eli. Condivido.

4Utente Anonimo 18 gennaio 2011
nuovo e utile



Ciao a tutti.
Mi sono laureata allo IULM nel 2000, corso di laurea in relazioni pubbliche (sì, due esami con Annamaria Testa!). Capisco che il discorso del Ministro - per chi come noi ha fatto o vorrebbe fare della comunicazione almeno la propria professione - sia deludente; ma non posso fare a meno di dire che, a mio parere, i corsi di laurea in scienze della comunicazione non danno agli studenti quello che le aziende cercano. E quindi, come ogni prodotto che non risponde alla domanda del mercato, non sono efficaci come potrebbero. Possono essere migliorati? certo. Ma cosa si aspetta? non è da ieri che sono stati creati. Mi pare che di tempo ce ne sia stato.

Io posso dire che i 4 anni di università, in cui ho messo passione e dedizione, mi hanno dato nozioni interessantissime; ma che l'azienda che poi mi ha assunta non ne aveva bisogno. Tutto quello che oggi mi ha permesso di trovare nuovamente lavoro è ciò che ho imparato proprio lavorando. Obietterete che se mi hanno assunta da neolaureata qualcosa del mio percorso li interessava; in realtà, si trattava del fatto che ero appunto una neolaureata alla ricerca di un primo impiego, e quello che ho accettato di fare c'entrava solo alla lontana con la comunicazione, il marketing, e via dicendo.

La realtà è che le aziende, oggi, non investono su comunicazione e marketing, anzi tagliano i fondi e riducono il numero di coloro che lavorano in queste squadre. Questa è la mia esperienza.

Dunque, se io avessi oggi un figlio in procinto di decidere che strada scegliere, gli direi che scienze della comunicazione va bene come seconda laurea, per approfondire qualcosa che gli interessa. Ribadisco, non credo - così com'è oggi - che aiuti a trovare un lavoro. Sicuramente le aziende - e le entità diverse del mercato e della società - hanno bisogno di comunicare; ma in questo momento di mercato, non è - e possiamo concordare o no - una loro priorità.

Scusate se mi sono dilungata, ma ovviamente il discorso mi appassiona.

Giulia

5annamaria 18 gennaio 2011
annamaria



 

Ciao Giulia,
una curiosità: come hai fatto a fare due esami con me se, da quando insegno, ho sempre tenuto un solo corso, nel quadriennio prima della riforma e, dopo la riforma, nel triennio?

L'unica possibilità è che tu non abbia preso una sufficienza la prima volta e abbia rifatto l'esame. Ma per fortuna non capita di frequente e mi auguro che non sia stato il tuo caso.

Già che ci siamo, proviamo a sciogliere un equivoco: nessun corso universitario ti può dare proprio quello che l'azienda in cui andrai a lavorare ti chiederà. Anche perché non c'è un'azienda uguale a un'altra. Può darti, però, una forma mentis, e alcune informazioni di base. SdC potrebbe far meglio, secondo me, queste due cose importanti.

6Luca 18 gennaio 2011
Utente anonimo



Ciao a tutti,
non ho capito se il commento sul presidente del consiglio sia del post o di NeU.
Comunque mi sembra bizzarro, visti i risultati che ha conseguito.
Ha o non ha ottenuto vastissimo consenso senza dimostrare nulla? Ha o non ha fatto apparire reale a moltissime persone una rappresentazione del mondo funzionale ai suoi scopi?
Per non dire della capacità di minimizzare degli elementi oggettivamente ingombranti.
Mi pare un po' come chi dice che Camilleri non è un grande scrittore o chi scuote la testa davanti alle mostre d'arte che attirano il grande pubblico. L'elitismo del colto, sempre che sia nel giusto, non mi pare possa applicarsi alla comunicazione. Per evidente incoerenza con i suoi obiettivi ultimi. Piuttosto mi piacerebbe poter analizzare la parabola dai tempi del "mi consenta" (quando sembrava esserci un disegno lucido applicato da una macchina efficace) allo stile più estemporaneo degli ultimi tempi.

7annamaria 18 gennaio 2011
annamaria



 

Ciao Luca,
ottime domande. Premesse da discutere, invece.
Siamo certi che "comunicare" significhi:
- ottenere vastissimo consenso senza dimostrare nulla
- produrre rappresentazioni del mondo funzionali a scopi individuali
- minimizzare elementi ingombranti?
Sai com'è: ci manca altro che 'sta roba venga insegnata all'università.
Il post in home page è di NeU. L'esempio di comunicazione virtuosa (ultimo link arancione) è il discorso di Obama a Tucson.

Non so se Camilleri sarebbe felice di essere citato come esempio di popolarità, a supporto di quella del presidente del Consiglio.
Per quanto mi riguarda, sono una fan di grandi scrittori pop come King e Follett. E anche di Camilleri. Ma, e l'ho già scritto, a proposito delle vecchie e nuove vicende italiane mi viene in mente l'opera di uno scrittore per niente pop: il grande Emilio Gadda, con il suo Eros e Priapo.

8Utente Anonimo 18 gennaio 2011
nuovo e utile



Ciao, grazie per la risposta. Forse ricordo male, ma mi pareva proprio di aver seguito Teorie e tecniche della comunicazione pubblicitaria I e II. Nel II abbiamo anche preparato una tesina. Mi sono laureata a cavallo tra il vecchio e il nuovo ordinamento, pre-riforma, ovviamente. Non ho mai preso un'insufficienza a un esame... è antipatico dirlo, lo so, ma ne sono ancora orgogliosa.

Per quanto riguarda ciò che l'azienda chiede vs ciò che l'università può dare, è evidente che essendoci una quantità infinita di aziende diverse, fatte di persone diverse, nessun corso potrà costruire esattamente il professionaista che l'azienda X chiede nel momento Y. Però resto convinta che SdC possa - e debba, per sopravvivere e per non creare una pletora di disoccupati o sottoccupati- avvicinarsi di più a quello che le aziende chiedono.

Giulia

9Luca 18 gennaio 2011
Utente anonimo



Per carità, non associavo il mio commento alle materie da trattare all'Università, benchè fosse questa il tema del post. Solo mi incuriosiva il tuo giudizio sulla capacità di comunicare di una persona che mi sembra sia riuscita bene e per molto tempo a trasmettere ciò che voleva. Purtroppo, se posso aggiungere. Condivido con te l'ammirazione per Gadda e ti sono riconoscente per ciò che metti a disposizione in questo sito e nei tuoi libri.

10annamaria 18 gennaio 2011
annamaria



 

@ Giulia. Hai del tutto rimosso Marco Lombardi, il docente titolare di uno dei due corsi.
Siamo perfettamente d'accordo sul miglioramento (cosa sostanzialmente diversa dall'abolizione) di SdC.
@ Luca. Grazie :)

11Laura Bonaguro 18 gennaio 2011
Laura Bonaguro



Neppure io sapevo fare l'architetto appena laureata e nemmeno ora so farlo se per architetto si intende il realizzare alcune cose pertinenti architettura ma non coltivate lavorativamente. Questo però non significa essere completamente estranei al progettare o alla comprensione dei percorsi necessari per compiere un'opera anche avulsa dal personale expertise.
Pure nel mio campo si è spesso penalizzati perché valutare e valorizzare profili particolari - con relativi approcci e processi spesso multidisciplinari o comunque atipici - non è da tutti, è un fatto di cultura prima ancora che di mercato. E l'università si dovrebbe occupare principalmente di quella per essere in grado di affrontare il futuro. I mercati poi cambiano ad una velocità mai vista e il panorama stesso dove guardare si è allargato ma non sapendo che fare, indigenti e confusi di fronte alla complessità, la si riduce superficialmente e malamente.
Sono d'accordo con il miglioramento e il cambiamento non con l'eliminazione.



P.S.: A proposito di Futuro, mi sarebbe piaciuto fosse un tag condiviso ma l'ho ritrovato solo a destra. Per fortuna della Destra Ideale!

@ eli: Grazie, una lettura a più strati è proprio come voleva essere. :-)

12Utente Anonimo 18 gennaio 2011
nuovo e utile



Ciao a tutti,
da ex studentessa di SdC piuttosto indignata dal qualunquismo del ministro Gelmini, volevo condividere una riflessione.
@Giulia: mi rammarica che ci siano colleghi che non sono riusciti a trovare negli anni un'utilità (di qualsiasi tipo) ai concetti astratti che hanno imparato nei corsi universitari e che sottovalutano la capacità di alcune nozioni di formare un modo di pensare e vedere il mondo.
Io, a quelle nozioni, sono molto affezionata e penso, molto onestamente, che se avessi studiato qualcos'altro non avrei il punto di vista che oggi mi appartiene e da cui guardo quello che succede là fuori.
Certo, leggere il "Lector in fabula" di Eco non ti insegna come buttare giù un piano marketing, ma di certo aver maneggiato strumenti raffinati di analisi testuale è in grado di dare delle chiavi di interpretazione importanti, di mettere in guardia da un sacco di ingenuità, di imparare a gestire e valutare sfaccettature e complessità. Il mondo della comunicazione richiede competenze eterogenee e la difficoltà più grande è imparare a farle interagire tra loro e sistematizzarle, tramite degli strumenti validi, in visioni sintetiche.
Dico che mi dispiaccio nel sentire che qualcuno dà man forte alle critiche della Gelmini perchè per me, nonostante il "sistema" sia indubbiamente migliorabile, quello che ho imparato non rientra in nessun modo nella categoria (se di categoria possiamo parlare) "amenità".

Un caro saluto

Ilaria

13Utente Anonimo 20 gennaio 2011
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Ciao a tutti!
Anche io sono una studentessa di scienze della comunicazione e sono capitata su questo sito proprio dopo aver letto il suo libro "la trama lucente" e adesso stavo cercando di approfondire l' argomento in rete, fino a quando non ho letto questa conversazione che mi sta molto a cuore.Anche io come altri studenti mi aspettavo materie e argomenti diversi da quelli che poi mi sono stati presentati durante il corso.Un esempio è la totale indifferenza verso tutto ciò che riguarda il mondo web a parole durante le lezioni sono statti fatti grandi discorsi sulle potenzialità della comunicazione su internet ma di concreto non ho imparato nulla.Allora mi sono iscritta a un corso di web design gratuito e ora so costruire siti internet e mi sono stati dati molti consigli pratici su come fare comunicazione sul web.A mio parere il corso in comunicazione può dare solo basi teoriche su diversi aspetti della comunicazione ma non permetterà nè ora nè mai di poter insegnare un lavoro:si tratta di un ambito multidisciplinare che abbraccia troppi argomenti.Sta a noi studenti specializzarci in seguito in quello per cui siamo più portati.La mia esperienza personale è la seguente:lavoro da quando ho 16 anni facendo la cameriera(che è comunque un lavoro che mi piace),ora ne ho 21 e a luglio spero di laurearmi in comunicazione e poi farò altri corsi legati al web e alla comunicazione,io continuo a credere nei miei sogni e poco mi interessa se l' università non dà la giusta formazione,se non ci sono abbastanza posti di lavoro,se c'è chi non assume,io credo in me stessa e continuo nel mio percorso.Secondo me oggi ci sono molti giovani che si aspettano di diventare persone formate semplicemente andando all' università io invece credo che vada ricercata in diversi ambiti della nostra vita e seguendo i nostri interessi.Ogni esperienza ci insegna qualcosa è questo il vero tesoro che possiamo dare a chi ci assume ma è questo ciò che ci rende migliori,più preparati per il mondo del lavoro e più sicuri di essere noi dei portatori di conoscenze e che per una volta possiamo essere noi a insegnare qualcosa agli atri.
Un in bocca al lupo a tutti i futuri comunicatori!

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