Oggi avrei voluto pubblicare un post sul linguaggio. Rimando, ma di poco, anche perché il tema del linguaggio – il modo in cui funziona, e il suo potere - c’entra, e molto. Scrivo invece qualche riga sui fatti di Roma. Mi sembra necessario. Avrete già visto e letto mille cronache. Segnalo comunque il post di Giovanna Cosenza, compresi i commenti (molti sono, a diverso titolo, illuminanti) e i link. E segnalo questa gallery fotografica. Mi preme, poiché questo è un sito in cui si parla di creatività, isolare tre fatti fondamentali. - Il 15 ottobre parte una manifestazione mondiale di straordinario peso. È un fatto nuovo: 951 città e 81 paesi coinvolti, secondo gli organizzatori. - Una cosa del genere sarebbe stata sia impensabile sia impossibile da organizzare prima dell’avvento di internet. - L’obiettivo dichiarato è il più ambizioso che si possa immaginare: rimettere in discussione le regole dello sviluppo economico. Che non stanno funzionando. Vuol dire tout court rimettere in discussione il futuro per cambiarlo in meglio, o in meno peggio.
E in che cosa si risolve, qui, tutto questo? Santa polenta, in un corteo. Dico: un corteo. Come quelli che facevamo nel 1968. Prima che l’uomo arrivasse sulla luna. Come quelli che Pellizza da Volpedo immortalava a inizio ‘900. Quando prendeva il volo il primo dirigibile. E che cosa succede poi? Alcune centinaia di bestiali teppisti spaccano tutto. Come i luddisti inglesi con i telai a fine '700, agli albori della Rivoluzione industriale. E forse il paragone non è così peregrino, se Anarchopedia rimanda dalla voce Luddismo alla voce Black Bloc. Bene: abbiamo una pazzesca novità in termini di partecipazione globale, su una sfida pazzescamente difficile e urgente, lanciata con uno strumento (il web) pazzescamente efficace. Tra l’altro, efficace non solo in termini di organizzazione, ma anche di soluzione di problemi complessi attraverso la cooperazione (non so se a voi ha fatto lo stesso effetto, ma io dalla storia di Foldit sono stata davvero impressionata). E avrete notato tutti come il web sia stato determinante, qui a Milano e non solo, nel corso dell’ultimo confronto elettorale.
Faccio due domande ingenue. Dov’è finita l’energia creativa del movimento? Non c’è una spaventosa sproporzione tra l’enormità e la complessità del problema, i rischi dell’affrontarlo, la povertà e l’arretratezza del linguaggio con cui lo si sta affrontando nonostante la novità degli strumenti a disposizione? L’intelligenza non costa niente, se non la fatica di applicarla. La violenza è il grado zero del senso.
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