Perché raccontiamo? La poetessa Margaret Atwood in un’intervista a bigthink dice che il linguaggio è una delle nostre capacità innate e che raccontare storie lo è altrettanto. Lo è anche riconoscerle: nel 1944 gli psicologi Fritz Heider e Marianne Simmel mostrano a 34 soggetti questo video. Guardatelo. Voi cosa avete visto? Nel ‘44 solo uno dei soggetti del test risponde: «una serie di forme geometriche che si muovono su un piano bidimensionale». Tutti gli altri attribuiscono personalità alle figure e costruiscono elaborate narrazioni per spiegare il significato di quello che gli è stato mostrato. Con una storia (The Story of Stuff), l’attivista Anne Leonard può spiegare a più di venti milioni di persone i concretissimi problemi del consumismo. E le distillerie che producono Johnnie Walker costruiscono un’epica del brand che vi rimarrà piantata in testa per sempre raccontandovi, con oltre cinque minuti di meraviglioso piano sequenza, la storia dell’uomo che cammina. Quanto dev’essere lunga una storia? Dipende. Può essere lunghissima: il Guinnes ci dice che il libro più lungo del mondo è Alla ricerca del tempo perduto di Proust. Ma se parliamo di saghe dobbiamo citare la giapponese Kaoru Kurimoto, che con la sua Saga di Guin ha raggiunto i 126 libri. Oppure brevissima. Nel 1920 Hemingway ci vince una scommessa, scrivendo una storia di sole sei parole: «vendesi: scarpe da bambino, mai usate». Ne abbiamo già parlato qui, ma se l’argomento vi interessa guardatevi anche il progetto creato da SMITH Magazine nel 2006: Six word memoir. Autobiografie in sei parole, raccolte in rete e che stanno dentro a un twit. Un’idea tanto forte che a quattro anni dalla nascita (secoli, per i tempi di Internet) raccoglie ancora centinaia di contributi al giorno. Per creare una nuova generazione di narratori Nick Hornby in Inghilterra ha fondato il Ministero delle Storie, una scuola di scrittura creativa per ragazzi dagli 8 ai 18 anni. Se volete cimentarvi e cavarvela in fretta, perché non provate a raccontare una storia (quella che volete) del 2011 in sei parole? La mia è: «Bimbo giapponese: era così la guerra?». (jc)
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