Tra creatività e disagio psichico c’è una relazione. Tutti ricordano il caso del premio Nobel John Nash, anche per via del film Beautiful Mind. Molti autori, tra cui Newton, Goethe, Van Gogh, hanno avuto esperienze borderline. E anche Alda Merini, poetessa di grande pathos. Il rapporto è dinamico. Creatività è trasformare un’inquietudine individuale in un’opera che parla al mondo: Freud chiama sublimazione questo processo di cambiamento. Jung lo chiama individuazione: la riconquista di un sé più pieno. I neuroscienziati oggi ipotizzano un legame genetico tra tratti psicotici e creatività. Jean Dubuffet pensa che la follia possa generare vera arte, e formula il concetto di art brut (guarda alcune opere cliccando i nomi degli autori in elenco). E, di fatto, la creatività ha una valenza terapeutica. Ma chi, come Aldo Carotenuto, ha esperienza diretta della malattia mentale o della nevrosi sa che in genere non è la patologia a rendere creativa una persona… il senso e il carattere dell’opera sono nell’opera stessa e non, come alcuni sostengono, nelle condizioni umane che l’hanno preceduta o determinata. E, ricordiamolo, i manicomi sono stati posti spaventosi (questo video è stato girato nell’ex manicomio di Collegno).
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