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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 21 gennaio 2011

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Creatività e dintorni: una selezione di testi online

Tra scrivere, essere pubblicati e pubblicare

Il blog de Il mestiere di scrivere, posto amico di noi avvitatori di parole, linka uno scritto di Julio Monteiro Martins. È il racconto degli ostacoli che un autore deve superare per essere pubblicato. Loredana Lipperini, invece, mostra l’altra faccia della medaglia: troppi libri, una volta pubblicati, restano in libreria tra i quindici e i trenta giorni.
Però. Grazie al web, farsi leggere e farsi pubblicare non coincidono più. Blog e social network mettono a confronto autori e lettori. E grazie al print-on-demand gli scrittori intraprendenti superano le difficoltà descritte da Martins buttando il cuore oltre all’ostacolo e pubblicandosi da soli. O andando direttamente online con gli ebook: è il caso di Pietro De Viola, 17mila copie del suo Alice senza niente scaricate in due mesi. Con conseguenti proposte di collaborazione.
E però. «Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto» consiglia Stephen King nel magnifico On Writing. Tutto cambia ma questa regola, elementare e tassativa, rimane.
A proposito di scritture: le storie che ci avete inviato sono state ordinate e raccolte. Autori: controllate che non manchi niente. Abbiamo aggiunto titoli, parole e chiavi di lettura quando mancavano o sembravano necessari. Se avete correzioni, scrivete a redazione@nuovoeutile.it

Commenti (6)

1Valdivia 24 gennaio 2011
Utente anonimo



Ottimo lavoro,
ora conviene mettersi a leggere...

2appiccicati 24 gennaio 2011
Utente anonimo



Confermo il lavoro fatto dagli scrittori intraprendenti. Funziona! Io due anni fa col mio libro autopubblicato mi sono autofinanziato un giro per tutta Italia facendomi i conti deposito nelle librerie e organizzandomi le presentazioni e così mi sono trovato un editore per il mio secondo libro e per il terzo che uscirà quest'anno. Oggi nell'editoria bisogna dimostrare che vendi e poi vieni comprato... è un po' il risultato della guerra dei poveri che già accade sul lavoro... precario una vita a gratis e poi se vali, molto forse, ti prendono... il meccanismo è lo stesso. Una strada difficile ma noi siamo la generazione che quelli prima si sono mangiati tutto... farcela offre più soddisfazioni ;)

3Utente Anonimo 24 gennaio 2011
nuovo e utile



"ma noi siamo la generazione che quelli prima si sono mangiati tutto... "

dio, quanta verità in queste parole!

4annamaria 24 gennaio 2011
annamaria



 

@ Bravo Appiccicati. Benvenuto, e in bocca al lupo per il terzo libro.

Devo dire, però, che mentre la tua conclusione mi trova perfettamente d'accordo (farcela in tempi difficili offre più soddisfazioni), la premessa mi sembra per certi versi discutibile. Se la discuto, è perché mi sembra anche pericolosa, e più per la tua generazione che per la mia.

Mi spiego.
Ecco tre dei motivi per cui oggi vorrei avere vent'anni invece di (quasi) sessanta:
- il web, inteso come mondo di conoscenze e opportunità praticamente sconfinate
- l'empowerment delle donne, perfino nel nostro sconsiderato paese. Non dimentichiamoci, giusto per fare un esempio, che fino al 1981 il nostro Codice penale prevedeva il delitto d'onore. E che a estinguere il reato di violenza carnale era sufficiente il (sic) "matrimonio riparatore".
- la possibilità (e spero che questa affermazione non ti stupisca troppo) di un confronto alla pari tra generazioni. Ancora per tutti gli anni Sessanta, chi era giovane non poteva far altro che starsene zitto e buono aspettando di... di invecchiare a sufficienza.

Non sto dicendo che non sono tempi difficili. La sensazione di vivere una vita precaria è tristissima e destabilizzante. Però, anche questa è cosa pessima ma non nuova: all'inizio degli anni Settanta mi sono cuccata due anni e mezzo di lavoro aggratis o con miserrimi rimborsi spese, prima di trovare un impiego appena decente. Solo che allora la parola "precariato" non si usava.

Maledire madri e padri "ladri e mangioni" (se anche fosse legittimo: e non credo che lo sia del tutto) non aiuta. Anzi: giustifica un atteggiamento rassegnato che non porta da nessuna parte. Esistono opportunità per chi ha l'energia per prendersele. E lo dimostra proprio la tua storia.

5Utente Anonimo 24 gennaio 2011
nuovo e utile



[…] la libertà non consiste nella scelta tra il dominio (di sé, degli altri e del destino)
mediante la forza e la sottomissione, la debolezza. La libertà, conciliata con il destino,
ci installa in una dimensione di fragilità. Questa fragilità non è né una forza
né una debolezza, ma rappresenta una molteplicità complessa e contraddittoria
da assumere nel suo insieme. Entrare nella fragilità significa vivere in un rapporto
di interdipendenza, in una rete di legami con altri. Legami che non devono essere
visti come fallimenti o successi, ma come possibilità di una vita condivisa .

da:

http://www.fupress.net/index.php/sf/article/viewFile/2902/2585

Damiano

6wc 25 gennaio 2011
wc



  

EDIZIONI LIMITATE

Una piccola esperienza personale, ho disegnato migliaia di cose, dagli appuntalapis agli allestimenti museali, ma non mi sono mai curato di diffondere il mio lavoro.
Poi, avendo disegnato anche copertine e impaginato libri, ho pensato di mettere su una millantata e falsa casa editrice, che ho chiamato Edizioni Limitate, ho disegnato un lay-out in un programma di desktop publishing, e ho iniziato a realizzare microtirature dei miei lavori: sul design, l'illustrazione, il packaging, ecc.
Costo ridicolo, libretti in sedicesimo stampati in digitale a colori in bianca e volta, tirature a piacere.

Poi lo scorso anno, vedendo spuntare dal nulla una nuova libreria nel mio quartiere, in un paio di pomeriggi ho scritto e illustrato una microstoriella su quella libreria che gli ho donato come gesto di benvenuto.
A loro è piaciuta e mi hanno chiesto di farla stampare in tipografia per poterla donare ai loro clienti sotto le feste natalizie.

Con i programmi con cui è stata realizzata è stata salvata già in pdf e potrebbe essere facilmente convertita per essere visibile su altre piattaforme digitali.
Poi rimane il problema della visibilità sulla rete e di trovare qualcuno disposto a leggere, e per questo non rimane che avere qualcosa da dire.

walter

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