teorie e pratiche della creatività

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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 25 luglio 2011

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Questioni di metodo 8: come le imprese decidono

Per definire la propria relazione fiduciaria e affettiva con l’azienda, i consulenti della vecchia scuola utilizzavano volentieri la metafora del matrimonio. Non so se fosse, ai tempi, una metafora appropriata, ma oggi, e anche se i matrimoni non sono più quelli di una volta, non lo è: ormai il consulente assume piuttosto, secondo i casi, un ruolo da colf, da psicoanalista, da genitore o da vecchia zia, da agente segreto, da gendarme, da coach, da spin doctor, da venditore di chincaglieria. Se è una persona seria si rifiuta, almeno, di travestirsi da guru o da Fata Turchina.
L’elemento che, all’interno di una relazione di consulenza, continua a rimandare a un rapporto matrimoniale è la possibilità di osservare senza veli gli aspetti più intimi e meno gloriosi dei processi.

Una delle cose che più, da consulente, mi colpiscono è la diversa percezione che alcune imprese hanno di due fattori cruciali che, nei processi decisionali, sono intrecciati: la complessità e il tempo. Ci sono aziende che, in un’ossessione di controllo senza limiti, si fanno prendere dall’analysis paralysis. E accumulano mille ricerche inconfrontabili tra loro perché provenienti da fonti diverse e realizzate a partire da criteri e su obiettivi non omogenei, fino a quando la mole del materiale è tale da disorientare chiunque. Intanto il tempo passa, i dati diventano obsoleti, le opportunità svaniscono. Eppure per decidere basta, lo ricorda Seth Godin, una quantità di dati ragionevole.
E ci sono aziende che invece, travolte da un senso di urgenza cronico, non si concedono il tempo e l’energia necessari a chiarire gli obiettivi e a procurarsi dati indispensabili, e si arrangiano con elementi raccolti a capocchia. Così, varano progetti sbilenchi. E certo, a volte bisogna lanciare un prodotto ancora imperfetto: sarà il feedback del mercato a permettere di ottimizzarlo. Ma se la strategia non sta in piedi, ad andare in crisi è il progetto nel suo complesso. E raddrizzarlo è una missione impossibile.

Ho il sospetto che entrambi questi comportamenti, in apparenza opposti, abbiano una radice comune: la paura. Che in un caso si traduce nel procrastinare ogni decisione, nell’altro diventa voglia di liberarsi dello stress di decidere il più in fretta possibile, a qualsiasi costo. Ho invece la certezza che entrambi i comportamenti influiscano negativamente sulla creatività delle imprese e sulla loro capacità di tradurre idee efficaci in innovazione.

Commenti (5)

1vmontalto 25 luglio 2011
Utente anonimo



Più che di paura, credo che si tratti di un problema di costi. Produrre dati o reperirli costa (e anche tanto). Dargli un senso sulla base del quale definire un piano d'azione, poi, costa ancora di più perché richiede delle competenze molto specifiche.

2Graziano 25 luglio 2011
Graziano



  

Argomento bellissimo ma iper complesso.
L'idea di scrivere qualcosa di sensato (quanto rempo ci vuole? per chi? per cosa? per quali lettori? per quale avanzamento di knowledge?) toglie il fiato e, a me, qualsiasi voglia...
Tu, Annamaria, ovviamente, non volermene!
Allora, buone vacanze!
E thanks again...

3annamaria 25 luglio 2011
annamaria



 

@ vmontalto: sì, certo, i costi. Ma temo che questa sia una razionalizzazione: un velo di logica sopra scelte che hanno radici non così logiche. Quanto costa un progetto che zoppica, o che fallisce, perché è stato varato senza prendersi la briga di valutare i dati? Quanto costa un errore di pianificazione? Un target frainteso?Un'opportunità sprecata?
E... davvero, non sto parlando di teorie. Ma di pratiche quotidiane, visibili, diffuse. E, se solo parlassimo di costi, piuttosto incomprendibili.

4etchee 26 luglio 2011
Utente anonimo



 

Ha ragione Annamaria è paura di osare da una parte, dall'altra un certo modo carlonesco di fare impresa oggi. Non c'è mai tempo per la riflessione (sei inefficiente se prendi troppo tempo) e tutto deve costare poco salvo poi dimostrare il contrario con le azioni.
Quante volte ci si è trovati davanti ad urgenze che poi non lo erano e allora ti chiedono di diventare guru in mezzora e la prima cosa che ti viene in mente è di scappare.
Qualche volta vorrei essere fata tuchina per fare una magia che faccia scomparire il committente

5Utente Anonimo 19 agosto 2011
nuovo e utile



mi sono registrata ma sto attendendo la mail per completare la registrazione.

sono d\\\'accordo con Annamaria circa la paura, mi trovo in questa impasse con me stessa e circa il mio sito. Il bello é che mi occuperei proprio di comunicazione aziendale...;-) che trauma.

Paura di sbagliare, paura degli imprevisti. stanchezza e sapere di non avere scampo, che quella cosa é assolutamente urgente. Non fa assolutamente bene alla creatività.
E poi i parenti e gli amici ansiosi di vedere questo benedetto sito...quelli sono i più terribili.

Ma io sto rimanendo ferma nelle mie posizioni ed ho fermamente deciso di rispettare me stessa nel fare le cose con i tempi che richiedono e non é semplice... ma so di essere sulla buona strada. ;-) non rilasciò alcunché che io non ritenga semplicemente perfetto.

Comunque é PAURA bisogna solo scoprire di cosa ed affrontarlo consapevolmente.

GVB1978


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