Fiori per Algernon, scritto da Daniel Keyes nel 1959, è considerato uno dei migliori racconti di fantascienza di sempre: un cult, insomma. La storia è semplice (una persona con ritardo mentale diventa intelligentissima) ma la soluzione narrativa è straordinariamente efficace: è la metamorfosi del linguaggio a dar conto della metamorfosi del protagonista. Leggetelo, se non lo conoscete, nell’edizione originale inglese oppure in italiano (abbiamo fatto un po’ di tagli per motivi di copyright. Trovate il racconto intero nell’antologia Le meraviglie del possibile curata da Carlo Fruttero e Sergio Solmi). Sul web, Leonardo Tondelli prende spunto da Fiori per Algernon per raccontare l’imbarbarimento del linguaggio politico. È una narrazione che manda in cortocircuito finzione e realtà. Funziona davvero alla grande.
Conoscerete tutti la storia di Stefano Lavori. È il racconto delle difficoltà di uno Steve Jobs nato nella provincia di Napoli. Cortocircuito inverso (tra realtà e finzione) ma stessa potenza. Il blog dell’autore schizza da 100 a 90.000 (avete letto bene) visitatori in un giorno. Nel giro di tre giorni la storia finisce sul Corsera e su Le Monde. E complimenti ad Antonio Menna anche per l’intelligente leggerezza con cui racconta tutto questo. C’è una logica impeccabile in queste due storie scritte per il web, e c’è l'intuizione che, da sola, la logica non basta. Le narrazioni spiegano il mondo che viviamo e trasmettono visioni che vibrano come la vita. Sono qualcosa che la rete capisce, valorizza e diffonde. Immaginare e condividere, lo dicevamo un po’ di tempo fa, è il primo passo per cambiare le cose. È un lavoro necessario: significa passare dallo sforzo muscolare della protesta a quello intellettuale della comprensione e, poi, a quello creativo dell’invenzione. Vale la pena di provarci. Questo post è idealmente connesso con i tre che l’hanno preceduto, datati 13, 17 e 20 ottobre.
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