Sembra passato un secolo da questo post del 15 febbraio 2011. Scritto di getto (di solito una homepage mi chiede qualche ora), con l’urgenza di condividere con gli amici di NeU l’idea che la produzione e la diffusione di visioni alternative, e necessarie, non potesse prescindere da un approccio creativo alla comunicazione. Poi, tutto è successo in poco più di tre mesi. Un soffio. Sarebbe stato così, con questa velocità e in questo modo, senza il web? Non credo. Filippo Ceccarelli racconta bene la crescita improvvisa e imponente dei contributi creativi online, e la scoperta di nuovi registri per la comunicazione politica diffusa. A quanto dice aggiungerei che questo tipo di comunicazione appare, a chi non ne conosce le regole, ancora più insidiosa perché cambia di continuo. Per dire: non si è ancora spenta l’eco del tormentone di Sucate e subito vien fuori San Tommaso is back: di tutto (dai colloqui psicologici alla pizza, agli spettacoli teatrali) gratis o scontato per chi dimostra, tessera elettorale alla mano, di aver votato ai referendum. Meraviglia. Mi aspetto, e spero proprio, di vederne ancora delle belle. Ci sono però due cose che bisogna tener presenti, prima di pensare che il web si traduca, qui da noi, in un miracolo permanente di democrazia. La prima riguarda le infrastrutture: nel nostro paese le reti web, fisse e mobili, non crescono. Non ci sono investimenti per estendere la banda larga. E la TV è ancora (fatto, temo, non sgradito a chi sulle reti dovrebbe decidere) ampiamente dominante. La seconda riguarda i contenuti: il recente caso della falsa Amina ci dice che l’informazione digitale è una faccenda delicata e può essere difficile da gestire.
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