La creazione è la capacità di uscire da un ordine, affrontare il disordine e dar vita a un nuovo ordine. Di mezzo c’è la trasformazione. Così scrive Alberto Melucci. è un bel testo: è linkato qui sopra, se potete dategli un’occhiata.
In effetti, qualsiasi processo creativo non è altro che un lungo negoziato con il disordine: comincia con la percezione di una smagliatura, o di una potenzialità, che mette in crisi quanto esiste. Si sviluppa in una serie di tentativi, prove ed errori a loro volta disordinati fino a quando tutto non torna a posto, ma in un posto diverso. Insomma, come racconta Psychology Today, è uno sfinimento tra caos (pensiero divergente) e rigore (pensiero convergente). Che sono, contrariamente a quel che molti pensano, ugualmente importanti per la creatività.
I concetti di ordine e disordine aprono prospettive davvero ampie. Per esempio, entrambi rimandano a percezioni e competenze soggettive e sono connessi con la nostra vocazione a cercare un senso perfino nelle configurazioni accidentali: lo spiega bene, parlando di ordine e disordine in natura, il fisico Donald Simanek. Lo stesso che, in un altro splendido articolo, racconta come l’ordine sia uno stato stabile delle cose, che emerge (alla faccia dei fautori del Disegno Intelligente) da una sufficiente quantità di caos.
Una dimostrazione paradossale di quanto un eccesso di ordine coincida con una perdita di senso sta invece nell’opera dello svizzero Ursus Wehrli, che rimette in ordine Van Gogh, Seurat e Haring e ne parla in una esilarante Ted Conference. E guardate che combina, ‘sto bel tipo, con pastina e ombrelloni. Fa una cosa del genere anche Quino, riordinando Picasso in una deliziosa vignetta. La fotografa Fong Qi Wei, invece, si cimenta coi fiori.
Voi come ve la cavate tra ordine e disordine? Vi pesa di più il disordinare o il ri-ordinare, sia metaforico che materiale (per esempio: lo stato della mia scrivania di solito rispecchia esattamente il punto in cui mi trovo)? Sì, sarebbe un discorso lungo, e forse questo post è venuto fuori un po’ disordinato. Ma a chi ha una mente creativa la cosa non dovrebbe dispiacere troppo.
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