Il nostro cervello non è capace di pensare “nel vuoto”: la creatività non nasce dal nulla, ma deriva sempre da un ostacolo, un vincolo, un problema da risolvere, una regola da superare. L’ostacolo può anche essere una teoria preesistente rivelatasi inadeguata: è quanto afferma Thomas Kuhn a proposito dei cambi di paradigma che segnano le rivoluzioni scientifiche. Per gli anglosassoni è chiaro che la creatività consiste nel proporre cambiamenti appropriati. Da noi lo è meno. Della necessità di modelli parla Claudio Magris, che teorizza un problema creativo italiano riguardante tutta la società: se è vero che le regole non sono degli “idoli”, e quindi possono essere cambiate, è anche vero che ignorarle o cancellarle per partito preso (o per sciatteria), innesca una situazione di stallo che impedisce alla creatività di operare cambiamenti. In Italia, come ricorda Gillo Dorfles, sembra che ci sia un attacco costante a qualsiasi tipo di convenzione estetica e sociale: dilaga il cattivo gusto, quello che non rispetta convenzioni e limiti, quello del vale-sempre-tutto, quello per cui conta solo affermare se stessi, quello che non creerà mai nulla di buono.
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