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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 02 novembre 2011

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Microdiario da Istanbul

Sono appena tornata da Istanbul. Non ci andavo da più di vent’anni. Nel frattempo la popolazione è quasi triplicata e la città ormai sfiora i quattordici milioni di abitanti. Continua a essere un posto di fascino, ma, accidenti, quanto è cambiata, e non solo perché ora lo skyline alterna minareti e una quantità di grattacieli. Ricordavo un caos brulicante di umanità che si arrabattava in tutti i modi, e tantissimi bambini macilenti che vendevano per strada qualsiasi cosa. Ora dovunque c’è una folla composita ma composta, da megalopoli contemporanea.
A colpirmi è (anche) una miriade di dettagli riguardanti la qualità urbana. Varrebbe la pena di importarli. Per esempio: tutti, ma proprio tutti i bordi e le scarpate delle grandi vie d’accesso alla città trasformati in giardini e spesso in strisce di bosco d’alto fusto. Ampie aree commerciali interamente pedonalizzate e vivacissime, animate da molti bravi suonatori di strada, in gran parte ragazzi che mescolano tradizione e contemporaneità. L’inevitabile spazzatura raccolta in attrezzi che sembrano i pronipoti dei nostri cassonetti. Semafori con un timer che dà il tempo a disposizione per attraversare. Niente graffiti, da nessuna parte, e strade pulite, anche grazie alla presenza di civilissimi posacenere. Per i frequenti mezzi di superficie non biglietti, ma gettoni distribuiti da macchinette poste a ogni fermata. Negozi aperti la domenica, e molti con un’anima: librerie con poltrone e caffè. Piccole boutique colorate ed eclettiche con annessa sartoria, e una miriade di abiti sorprendenti. Oppure lo straordinario A la Turca: quattro piani di meraviglie evidentemente rivolte a un pubblico cosmopolita - e almeno un paio di negozi di questa qualità si trovano anche a Milano. Ma la cosa che non si trova è una tazza di tè con cheesecake offerta con grazia e naturalezza, e mezz’ora di chiacchiere con un proprietario che non prova a venderti alcunché, ma ti racconta il suo amore per la bellezza. O, ancora, una Biennale interessante quanto quella veneziana, e però animata da scolaresche che, dopo aver visto le opere esposte, si siedono ai tavoloni e fanno un bel lavoro collettivo sul tema della pace.
Ritrovare ieri sera le notizie dei tg italiani è stato abbastanza sconfortante. Oggi lavoro come al solito ma, devo ammetterlo, mi sento un po’ strana.

Commenti (6)

1Glenn 02 novembre 2011
Utente anonimo



  

E' vero. Sono ritornato quindici giorni fa dopo vent'anni dalla prima volta ed ho avuto anch'io la stessa impressione. Una metropoli ordinatamente diversa da come l'avevo conosciuta. Un sogno.

2Utente Anonimo 02 novembre 2011
nuovo e utile



Ho scoperto Istanbul e la Turchia a 50 anni ed è stato un amore assoluto. Talmente totalizzante che ho scritto un libro (Una donna turchese) sulle donne di questo paese e su Serra Yılmaz, attrice amata là come qua. Negli ultimi anni la Turchia è stata riscoperta, e sono sempre di più le persone che ne rimangono affascinati. Benvenuti quindi tutti coloro che sanno sentire e vedere questo meraviglioso paese son occhi liberi da ogni forma di pregiudizio.

3paolonobile 02 novembre 2011
paolonobile



  

Vent'anni. Negli ultimi due decenni cosa è accaduto, invece, nel nostro paese? Non credo sia un caso. E Istanbul non è un caso isolato: vi sono città o interi paesi dell'ex blocco sovietico, per esempio, che ci hanno bellamente sorpassato.
Non voglio certo dare tutta la responsabilità della attuale condizione del nostro paese a un anziano erotomane, ma mi chiedo se anche in questi ex paesi arretrati abbiano avuto una televisione privata, e in seguito, pubblica, progettata per la mistificazione della realtà e per l'instupidimento collettivo. Il potere pedagogico della tv utilizzato al contrario di come lo intendeva Rossellini.

4Utente Anonimo 03 novembre 2011
nuovo e utile



Anche io sono appena tornata da Istanbul, dopo 6 anni che non andavo. Però andiamo a Izmir ogni estate, e vediamo la crescita felice. Mio marito è turco. Istanbul è in gran forma davvero, e la biennale bellissima. Grande emozione fra gli amici che il mese scorso hanno visto Kevin Spacey recitare Riccardo III con la regia di Mendes.
I nostri più cari amici sono una coppia di docenti di economia. Molto cittadini del mondo, coltivano l'orto e si fanno mandare le arance organiche dal loro comandante di caicco di fiducia, casualmente anche coltivatore, che vive nella costa sud. Però hanno ben chiaro che lo splendore che vivono è il frutto di dieci anni di sviluppo. Lei mi ha portato (anche) a fare un giro in una meravigliosa mall, con tutti i negozi che sono in tutto il mondo (con la gentilezza turca, però), piena di gente la domenica pomeriggio, piena di giovani famiglie, di giovani donne che portano il capo coperto come una bandiera (e di altre che non lo fanno, ma il capo coperto è il nuovo che avanza). Il modello è americano: metà della crescita si basa sull'aumento dei consumi grazie alla facilità del credito.
Niente chiacchiere sulla decrescita: che siano gli americani a ridurre un po' i consumi energetici, che hanno tanto margine.
E il partito al potere assomiglia, se assomiglia a qualcosa, a Comunione e Liberazione: è un gruppo coeso, religioso e mondano, efficace, con una certa positiva spregiudicatezza.
Segnalo, fra le belle idee, il ristorante della scuola per chef di Istanbul, a un passo dal Pera Museum (pure da vedere).
Irene Enriques


5Utente Anonimo 03 novembre 2011
nuovo e utile



La Turchia è un paese fantastico e ancora non si capisce perchè non la vogliano in Europa. Anzi, vedendo le ultime cose successe, lo si capisce benissimo...

6Giovanna Cosenza 04 novembre 2011
Giovanna Cosenza



 

Bello!
Ma povera Italia... sempre più povera. In tutti i sensi.

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