teorie e pratiche della creatività

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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 21 febbraio 2011

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Creatività e dintorni: una selezione di testi online

Questioni di metodo 2: imparare dagli errori

I mestieri creativi non si possono “insegnare”. Certo: la scuola serve. Senza competenze di base non vai da nessuna parte. Ma solo la pratica in un contesto reale ti regala la possibilità di fare veri errori che hanno conseguenze vere: pesanti, e illuminanti. Il regalo ha un gusto amaro, e i neofiti tendono a ignorarlo. Sbagliando di nuovo.
Non è che devi cercare gli errori per crescere… ti trovano loro. Impara a riconoscerli, piuttosto, specie quelli ricorrenti. Errori di metodo. Di processo. Dovuti al pregiudizio, alla fretta o a un di più di esitazione. Se sei giovane e hai un maestro tanto paziente da lasciarti sbagliare e spiegarti dove sbagli, sei fortunato. Se no, cerca almeno di non autoingannarti (è ciò di cui parla questa fantastica Ted conference). E fatti due risate leggendo che guai combina la sicumera.
Sugli errori altrui Kathryn Schulz, con Being Wrong, ha costruito un successo editoriale. Agli smart mistakes, gli errori fertili, Piemonte Share ha dedicato un’intera sezione (online i podcast degli interventi). Gianni Rodari valorizza gli errori creativi dei bambini. A chi insegna, consiglio il testo sulla didattica dell’errore di Alberto Mirabella.

Commenti (7)

1Utente Anonimo 22 febbraio 2011
nuovo e utile



Che differenza c'è tra errore e prove ed errori? Secondo me una differenza esiste. O mi sbaglio?
Dani

2annamaria 22 febbraio 2011
annamaria



 

@dani.
Cerco di rispondere in modo semplice. Spero non troppo semplice, però.
La differenza sostanziale sta, credo, nelle convinzioni che hai nel momento in cui affronti un problema.
Se sai di non sapere come fare, e vai avanti per tentativi sperando di azzeccare prima o poi la soluzione giusta, ecco, hai attivato un procedimento basato su prove ed errori.
C'è chi sostiene che l'intera evoluzione non è che un gigantesco esperimento condotto per prove ed errori. Di fatto, si muovono per prove ed errori quasi sempre gli animali adattandosi all'ambiente con serie di tentativi successivi (ma alcuni animali superiori possono anche avere vere e proprie illuminazioni creative. Il primo ad accorgersene è stato Köhler con lo scimpanzé Sultano). Si muovono per prove ed errori i bambini piccoli quando esplorano il mondo. E anch'io quando cerco di capire come funziona l'accidente di telecomando nuovo schiacciando tasti a caso.

Se invece hai la convinzione di sapere quel che va fatto, e sbagli o perché i tuoi atti non corrispondono a quel che sai, o perché quel che pensi di sapere in realtà non è sufficiente, ecco, allora hai un errore bello e buono.

Detto questo: gli errori possono essere virtuosi. E non solo perché, quando ce ne accorgiamo e risaliamo alle cause o capiamo come rimediare, impariamo qualcosa. Ma anche perché possono casualmente aprire nuove prospettive impensate. Diverse scoperte e invenzioni sono partite da un errore: il caso più noto è quello dei post-it.
E allora parliamo di serendipity.

3Utente Anonimo 22 febbraio 2011
nuovo e utile



la Ted conference è fantastica! ma il test sul burro di cacao... no... non ci posso credere! è pazzesco!

Valeria

4Stein 23 febbraio 2011
Stein



 

Ciao Annamaria,
il post è a dir poco illumimante.
Ho sempre creduto che la pura teoria, il ragionamento, potesse portarci a trovare le soluzioni che cerchiamo scavalcando gli eventuali errori. Mi son reso conto invece che l'errore è parte del processo, parte essenziale. Possiamo, è vero, ragionare e quindi trovare soluzioni ai nostri problemi, ma in realtà è solamente un modo per evitare alcuni errori e non per evitare tutti gli errori. Questo perchè, io credo, il ragionamento si basa sull'analisi dell'esperienza passata e sulla probabile attività futura. E' un processo virtuale che, quando diventa reale, si scontra con variabili che non potevamo prevedere. Dunque l'errore va accettato in quanto produttore di esperienza e competenza.
Spero di essere stato chiaro (e non banale!).

5annamaria 24 febbraio 2011
annamaria



 

Stein, sei stato chiarissimo. E credo che tu abbia colto perfettamente il punto.
Vedo che scrivi fanfiction. Ci racconteresti un po' di questo mondo?

6Luca 24 febbraio 2011
Utente anonimo



Dal mio modestissimo osservatorio, puntando lo sguardo su colleghi e clienti che mi sembrano efficaci nel loro agire, vedo che i processi di realizzazione di qualcosa tollerano abbondanti errori.
L'importante è andare avanti, far muovere le cose. Con la caparbietà e con la persuasione, correggendo e (soprattutto) glissando su quello che non va.
Se tutto questo è condotto con leggerezza ed esibendo padronanza della situazione, meglio ancora. I compagni di viaggio, il pubblico e persino le controparti non solo riconosceranno il risultato ma accresceranno la loro stima.
Per tornare ad un post precedente, l'importante è non procrastinare ma potere, anche con lentezza, prospettare sempre un nuovo passo.

7Stein 26 febbraio 2011
Stein



 

Ciao Annamaria,
accolgo volentieri il tuo invito. Preciso però che se per fanfiction intendi lo scrivere racconti prendendo spunto da storie originali (di cui sono un fan), allora io non scrivo fanfiction. Sono racconti brevi che mi diverto a creare, a inventare e che poi riporto dapprima su carta e poi su computer. Il termine "creare", a mio modo, va spiegato meglio: quando scrivo ho sempre il dubbio di scrivere qualcosa che esiste già, anche se da me non conosciuta. Mi sembra strano che qualcun'altro non ci abbia mai pensato prima... Forse scrivere racconti, come dice una mia amica, è semplicemente alzare il braccio e afferrare con la mano i racconti che liberi volano portati dal vento. Mi diverto a riflettere (in maniera leggera...) su un fatto che mi attrae e che poi giro e rigiro finché ne nasce una storia (breve) che alle volte, quanto è finita, è una lontana parente di quel guizzo iniziale, come se quel qualcosa prendesse vita e se ne andasse per conto suo. E io mi stupisco ogni volta di questo gioco e mi rendo conto che la creatività non ha limiti se non quelli che noi ci creiamo.

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