Culotte oggi, rivoluzione domani. Devo ammetterlo: quando intercetto l’affissione all’uscita della metropolitana di piazza Cadorna, capisco solo che si tratta dell’ennesimo sedere pubblicitario. Poi scopro che, in realtà, i sederi sono più di uno, con headline sullo stesso tono: Slip oggi, chiacchiere domani e Perizoma oggi, seccature domani. Solo dopo essermi fermata a leggere con attenzione capisco qual è il prodotto. Che con quanto viene mostrato c’entra, a voler essere proprio benevoli, solo per contiguità anatomica.
E poi: che significa ‘sta roba? Mettersi il perizoma rimanda le seccature? O mettersi il perizoma porta fatalmente seccature in un futuro assai prossimo? E perché mai tre cose piuttosto diverse come rivoluzione, chiacchiere e seccature vengono assimilate nella medesima esortazione a differire? Vi prego: non ditemi che è perché ciascuna ha la sua mutanda d’ordinanza, e la culotte rimanda alla Presa della Bastiglia. Intanto comincio a ricevere mail indignate, e a leggere commenti, non pochi sconcertati o infuriati, in rete. Mi chiedo (e vi chiedo): ce n’è bisogno? Dov’è il vantaggio del prodotto? Qual è il concept? Il posizionamento? E soprattutto che senso ha questo ennesimo frullato di sederi, proprio nei giorni in cui a Siena le donne si incontrano (leggete il commento di Giovanna Cosenza, e i bei contributi, anche maschili) per affermare la necessità urgente di storie diverse?
Note a margine: 1) si può essere consistenti, moderni, impattanti, delicati ma assai precisi in termini di promessa anche con prodotti difficili non meno di questo. 2) L’Art Directors Club ha diffuso qualche tempo fa un codice deontologico: tenerne conto, magari? 3) Forse il collega che ha composto Culotte oggi, rivoluzione domani è la stessa amichevole persona che descrive il proprio lavoro di copywriter ben pagato (leggete, per favore) e con un sacco di tempo libero sul sito di Nuvenia. Ma, fuori dal sito, in che mondo parallelo vive?
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