Le macchine possono essere creative? Certo, giocano a scacchi o a pallone, e possono, senza ovviamente avere consapevolezza di farlo, combinare molte cose divertenti. Stanno anche procurandosi la dotazione indispensabile per avere “idee”: un po’ del tanto sottovalutato senso comune. Vi ripropongo un bell’articolo di Paolo Rumiz, sparito dal web e fortunosamente recuperato: parla delle macchine poetiche inventate dallo scrittore, saggista e poeta tedesco, Hans Magnus Enzensberger. Sono esposte per la prima volta in Italia a Dedicafestival di Pordenone. Combinano parole formando cortocircuiti suggestivi, o riassemblano Petrarca dando luogo a un numero infinito di nuove poesie. Basta così poco a fare poesia? È tutto un meccanismo elementare? La risposta è no. Il lavoro di Enzensberger ci dice che la poesia (e la creatività) sono nel nostro sguardo: nella capacità di riconoscere un cortocircuito. Di interpretare nuove strutture. Nell’enciclopedia di competenze e conoscenze che - quando due parole note si uniscono in un insieme inaspettato - si attiva costruendo un intero mondo. E, se le parole creano mondi, conviene usarle bene e salvarle: che siano italiane oppure (il sito merita una visita) inglesi.
Commenti (7) |