teorie e pratiche della creatività

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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 19 marzo 2010

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Creatività e dintorni: una selezione di testi online

Macchine poetiche e creatività del comprendere

Le macchine possono essere creative? Certo, giocano a scacchi o a pallone, e possono, senza ovviamente avere consapevolezza di farlo, combinare molte cose divertenti. Stanno anche procurandosi la dotazione indispensabile per avere “idee”: un po’ del tanto sottovalutato senso comune. Vi ripropongo un bell’articolo di Paolo Rumiz, sparito dal web e fortunosamente recuperato: parla delle macchine poetiche inventate dallo scrittore, saggista e poeta tedesco, Hans Magnus Enzensberger. Sono esposte per la prima volta in Italia a Dedicafestival di Pordenone. Combinano parole formando cortocircuiti suggestivi, o riassemblano Petrarca dando luogo a un numero infinito di nuove poesie.
Basta così poco a fare poesia? È tutto un meccanismo elementare? La risposta è no. Il lavoro di Enzensberger ci dice che la poesia (e la creatività) sono nel nostro sguardo: nella capacità di riconoscere un cortocircuito. Di interpretare nuove strutture. Nell’enciclopedia di competenze e conoscenze che - quando due parole note si uniscono in un insieme inaspettato - si attiva costruendo un intero mondo.  E, se le parole creano mondi, conviene usarle bene e salvarle: che siano italiane oppure (il sito merita una visita) inglesi.

Commenti (7)

1gio.brun 22 marzo 2010
gio.brun



  

Forse una macchina potrà comparare, stupire, magari anche divertire. Ed il nostro sguardo umano può percepire tutto questo. Ma una macchina potrà emozionare?
Al momento non credo.
Giovanna

2Giuliano Cuccurullo 22 marzo 2010
Utente anonimo



Secondo me, come ci dice il lavoro di Enzensberger (che la poesia e la creatività sono nel nostro sguardo...) una macchina potrà emozionare se chi se la trovasse di fronte riuscisse a vedere e capire che dietro a ogni aggeggio, dietro una fredda tecnologia c'è sempre la passione o addirittura un sogno di chi l'ha creata.

3gabri 23 marzo 2010
Utente anonimo



Quante cose di senso comune deve sapere il computer ( oltre tutto il vocabolario e la sintassi e le loro intersecazioni) per produrre questo verso:

Una mattina andando in un'aria di vetro ( Montale, Ossi di seppia) ?

Intanto essere capace di sciogliere l'analogia: un'aria tersa e fredda come il vetro.
La macchina poetica dovrebbe sapere inoltre:
- Che il mattino ha l'oro in bocca, ossia la percezione è più fresca e può creare la visione che segue nella poesia
- che il vetro è freddo e può essere terso
-che l'aria può essere tersa e fredda
-che il clima della mattina può essere caldo-umido e il vetro può essere appannato da un soffio caldo, sicché si potrebbe dire "andando in un'aria fumigante come un vetro appannato" di una mattina di nebbia
-che "andare verso" non è l'unica accezione del verbo di moto; si può andare nella nebbia, nella pioggia, in una mattinata tersa e fredda o caldo-umida o, per dire altra cosa, in una mattina "silente e posata di neve"
-che il gerundio presente "andando" ha valenza di contemporaneità
-che il numero dei sostantivi fa' la differenza: se si dicesse "in un'aria di vetri", ci avrebbe comunicato una sorta di frantumazione della realtà.
E via analogizzando.
Che dire poi di una macchina parlante francese che avrebbe dovuto tradurre verre con vetro, occhiale o bicchiere?
Lenat dice che ci vogliono 250.000 regole e 350 anni-uomo di sforzo. E te credo!!

4eli 23 marzo 2010
eli



Fantastica Gabri!

5annamaria 23 marzo 2010
annamaria



 

UN MAESTRO
E' morto Emanuele Pirella. Ha cambiato la pubblicità italiana. Ha insegnato questo mestiere a una intera generazione. L'ha fatto con cultura, gusto, intelligenza, coerenza, passione, senza smentire mai le proprie radici di intellettuale e la propria convinzione politica. Un grande, a cui
sono profondamente grata. A cui molti, credo, devono essere grati.

6gabri 24 marzo 2010
Utente anonimo



Cara Annamaria, so anch'io che significa perdere un maestro. Ma siamo già tanto fortunate di averli avuti e di averli riconosciuti.

E a proposito del tuo articolo, vorrei rendere omaggio a un maestro , che non ho conosciuto personalmente, ma solo attraverso libri e conferenze: Silvio Ceccato, cibernetico, che aveva ipotizzato la macchina malcontenta, la macchina colpevolizzante, quella che recita, finge, mente e anche quella pornografica. E si chiedeva:" E che cosa ci si mette dentro?".

7Utente Anonimo 24 marzo 2010
nuovo e utile



CHI MI AMA MI SEGUA.

Mi ricordo perfettamente l'effetto che mi fece questa campagna.
E avrò avuto sì e no 6 anni.
Certe cose segnano e certe persone insegnano. Anche se non le hai mai conosciute.

Eleonora

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