Nelle storie, e nella Storia, a bruciare i libri sono sempre i cattivi. Dal falò delle vanità del Savonarola in cui si perdono decine di copie del Decamerone a Fahrenheit 451 di Bradbury, dai roghi nazisti al pastore Jones che minaccia - roba di pochi mesi fa - di bruciare il Corano. L’assessore alla cultura (sic) della provincia di Venezia simpaticamente propone di togliere dalle biblioteche pubbliche mezza letteratura italiana contemporanea (dai Wu Ming a Giuseppe Genna passando per Tiziano Scarpa). Neanche tre giorni dopo l'assessore regionale all'Istruzione (sic) riattizza la polemica, invitando «tutte le scuole del Veneto a non adottare, far leggere o conservare nelle biblioteche i testi diseducativi degli autori che hanno firmato l'appello a favore di Cesare Battisti». Cultura e istruzione: mica male. Si potrebbe, ai due assessori, ricordare il detto attribuito a Voltaire: disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo. Il guaio è che magari rispondono: Voltar, che cosa?
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