A proposito della campagna ministeriale Leggere è il cibo della mente, passaparola: ehm… siamo certi che improbabili lettori biancovestiti svolazzanti nel giardino dei Finzi Contini avvicinino alla lettura chi lettore non è? E che basti citare un tormentone pubblicitario + un luogo comune sussiegoso? Dov’è la passione? E si può fare altrimenti? Si può. Basterebbe dire che leggere, un atto normale di persone normali in posti normali, è un modo per uscire dalla realtà e aprire porte verso mondi fantastici. Che i lettori sono una comunità che condivide storie che generano altre storie. Che chi legge sa esprimersi meglio, e con parole che toccano il cuore. Basterebbe proporre un sito consistente (eccone uno americano e uno inglese) sulla lettura. O un concorso per incoraggiare gli adulti a leggere ai bambini: se sai raccontare una barzelletta in un pub, tu sai leggere un libro a un bambino (ecco il delizioso video vincitore). Basterebbe aiutare i bambini piccoli a inventare storie, come fa il recentissimo sito Penguin. O dare il buon esempio. Basterebbe rileggere Rodari. O i Dieci diritti del lettore di Pennac. Perfino dare un’occhiata ad aNobii. Ma no: viene il sospetto che chi ha avuto per le mani la campagna sia non troppo dissimile, in quanto a dimestichezza coi libri, da questa signorina.
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