Quello di Penelope nell’Odissea è un gesto creativo o distruttivo? Di notte lei smonta la tela tessuta di giorno: lo fa sperando nel ritorno di Ulisse, il sovrano che incarna il nomos, l’ordine insidiato dai Proci. Non c’è nomos in Internet, regno postmoderno e ambivalente fatto in gran parte di contenuti messi in rete secondo dinamiche peer to peer. E nella spropositata crescita di User Generated Content - musica, parole, video - si mescolano anche gli apporti individuali e l’idea stessa di copyright entra in crisi. Gli utenti, da produttori, somigliano agli stessi Proci: rielaborazioni creative e scambio di file scardinano l’autorità. Ma i medesimi utenti, da navigatori, somigliano anche al naufrago Ulisse, poiché in rete le coordinate si perdono e si confondono, in un'anarchia cui solo la logica algoritmica dei motori di ricerca pone parziali argini. A disfare e tessere la tela, una Penelope immateriale e molteplice: l’intelligenza connettiva di cui parla Derrick de Kerckhove.
Commenti (13) |