Mezzo pieno o mezzo vuoto? Le leggi di Murphy potrebbero orientare la nostra risposta verso l’opzione numero 2. Invece il timore di cadere nella trappola mentale della profezia che si autoavvera può farci preferire l’opzione 1, con il rischio di precipitare nella sindrome di Pollyanna. Ottimismo e pessimismo giocano ruoli complementari sui processi creativi. La creatività è visionaria e ha bisogno di un cocktail di resilienza e speranza (insomma: di qualcosa che è, nei fatti, simile all’ottimismo) per non spegnersi. D’altra parte, sappiamo che la tipica personalità creativa presenta tratti nevrotici e depressivi: il motore emotivo e motivazionale di un’insoddisfazione che spinge a cercare idee nuove. Di recente si è trovato un fondamento neurologico all’ottimismo. Gli psicologi propongono un test e stanno individuando nuove prospettive di ricerca. Gli esperti di business, infine, lo considerano un vantaggio competitivo. In questi tempi di crisi, chissà: l'ottimismo aiuta davvero a vendere di più?
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