Maurizio Crozza, in Italialand, sorride dello stile robotico del presidente del Consiglio. Ma su quanto i robot sanno fare c’è poco da ridere, molto da sorprendersi e un po’ da ragionare. Solo cinque anni fa Asimo, il robot bianco di Honda, ruzzolava giù dalle scale come un bambinone. Oggi corre a 9 km/h, salta e sa svitare il tappo di una bottiglia per versare da bere - con delicatezza - in un bicchiere di carta. Honda pensa di usarlo a Fukushima. È giapponese un orso robot che aiuta il personale paramedico, ed è coreano un robot guardia carceraria. Sul blog Popsci trovate una gallery con altri progetti di robot utili. E se pensate ai robot come a pesanti accrocchi di metallo, ricredetevi. Guardate Markus Fischer far volare un leggerissimo gabbiano sopra l’incredulo pubblico di TED. Ormai le macchine non solo sono in grado di replicare il complesso modo di muoversi degli esseri viventi, ma cominciano a usare il linguaggio umano. Insomma, come racconta Ernesto Assante su Repubblica, hanno imparato a parlare. Capiscono e rispondono a tono. E con un curioso sense of humour. Tutto questo significa che, in un futuro non troppo lontano, spariranno molti lavori. Non solo quelli elementari, ma anche quelli complessi che però possono essere codificati punto per punto: se si possono dettagliare, allora è possibile scrivere un software che faccia le stesse cose. Lo dice bene l’eccellente articolo di Federico Guerrini. Ibm, per esempio, sta adattando il supercomputer Watson, capace di consultare e capire centinaia di banche dati, al compito di fornire consulenze per diagnosi e terapie mediche. Restano robot-free i lavori creativi. Per ora, almeno. Se non ne avete ancora abbastanza, sfogliate la classifica dei 40 migliori robot di sempre scelti da Paste magazine. 11 sono reali, gli altri 29 di finzione. La lista, probabilmente, andrà presto aggiornata.
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