teorie e pratiche della creatività

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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 26 giugno 2009

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Creatività e dintorni: una selezione di testi online

Gli esami di NeU

Il frammento di un articolo pubblicato su NeU è inopinatamente finito tra i materiali proposti per l’esame di maturità. Quando l’ho saputo sono rimasta sbalordita.
Contenta, anche. Perché si parla ufficialmente di creatività a scuola. Perché agli studenti sono state date un’opportunità e sei ore di tempo per ragionarci sopra, anche se con un po’ di stress (che, in quantità moderata, alla creatività fa bene). Contenta perché le idee degli italiani sulla creatività, lo dicono le ricerche (2004 e 2008) andrebbero chiarite: forse anche questo aiuta.
E contenta perché a chi insegna, a partire dai cruciali docenti della scuola primaria, magari viene voglia di lavorare con e per il pensiero creativo. Molti già lo fanno, e ottimamente.
Infine: è interessante, credo, che una suggestione partita da un sito semisconosciuto e lanciata in rete con la logica dei creative commons sia riemersa altrove. NeU è una serie di scaffali che mettono in ordine pensieri da usare. Se ne può prendere uno e, magari, restituirne un altro in forma di commento o di segnalazione. Del resto, se tu mi dai la tua idea e io ti do la mia ciascuno di noi avrà due idee. Può funzionare, no? (at)

Commenti (20)

1Giuliano Cuccurullo 26 giugno 2009
Utente anonimo



Sì, secondo me può funzionare.

2Graziano 26 giugno 2009
Graziano



  

Complimenti!
E in compagnia di Negroponte, poi...

3Utente Anonimo 26 giugno 2009
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Quando ho sentito l'elenco dei temi d'esame alla maturità e l'attenzione centrata sulla comunicazione e sui social network confesso ho pensato ad una mera scelta modaiola ma con l'aggiungersi di ulteriori dettagli sono rimasta piacevolmente sorpresa. La creatività è finalmente oggetto di attenzione rinnovata negli ambiti scolastici, dove giustamente ce n'è più bisogno.
Mi pare sia già stato segnalato in questa sede il video di Ken Robinson dal titolo: La scuola uccide la creatività. Vale la pena comunque di riproporlo:

http://www.youtube.com/watch?v=iG9CE55wbtY
Laura

4Utente Anonimo 26 giugno 2009
nuovo e utile




Cara Annamaria,

sbalordisci ma soprattutto gioisci, perché per te e per tutti noi che da te abbiamo tanto imparato, ieri è stato un giorno bellissimo. Diciamo che è stata un po' la tua festa :-)
NeU si sarà conquistata in un sol colpo migliaia di nuovi fan... un vero colpaccio, insomma.

Un grande abbraccio.


Luisa

5Giovanna Cosenza 26 giugno 2009
Giovanna Cosenza



 

È una grandissima felicità per te, ma anche per noi che da sempre ti stimiamo e apprezziamo.

Un incoraggiamento per chi segue il tuo esempio, una ventata di ottimismo per la scuola italiana.

W Annamaria! (come si scriveva una volta sui banchi di scuola)
:-)
Giovanna

6Utente Anonimo 26 giugno 2009
nuovo e utile



peccato che proprio il giorno prima il collegio docenti abbia pressochè bocciato un corso di aggiornamento pensato per promuovere la creatività a scuola.
Che la testa sia più avanti del tronco?
In ogni caso un bel successo per te, il tuo lavoro e questo portale lo meritano!

7Graziano 26 giugno 2009
Graziano



  

Vorrei scrivere qualcosa di più ma non sono sufficientemente creativo :-)
Faccio, però, una propopsta: perchè non costruire e, poi, lanciare un bel corso da fare nelle aziende?
Hai visto mai che con la creatività riusciamo ad imparare a gestire la complessità della crisi?
En passant, non credete a chi dice che stiamo uscendo dalla crisi; stiamo uscendo dalla crisi indotto dalla finanza folle gettata nel mercato negli ultimi cinque anni.
Ma nella "crisi", quella vera (che chiamo crisi ma che è, invece, mutazione strutturale...) ci siamo, appunto, strutturalmente, ed è dovuta dalla pressione crescente di masse di persone, che vengono dall'est, dall'Africa e dall'America meridionale che vogliono lavorare, che costano meno e che, abbassando i prezzi e i margini ci "costringeranno" a cambiare il nostro modo di vivere.
E ci vuole creatività per disegnare un nuovo mondo...
La risposta non può essere rincorrrere sempre i costruttori di barconi, maledetti loro e chi li invoca!!!

8annamaria 26 giugno 2009
annamaria



 

Insomma, grazie. Però, dai: NeU è una costruzione condivisa. Senza l'energia e l'attenzione di chi ci passa (e di alcune amiche speciali) non esisterebbe.
Già. Non si può parlare da soli.

@Graziano. Nelle aziende ci sarebbe un gran bisogno di creatività. Cioè di voglia di immaginare il nuovo, di senso della sfida, competenza. Di capacità di farsi domande. Di inventare processi. Di trovare risposte diverse, di sperimentare, contaminare, esplorare. Di stabilire alleanze. Di essere tosti, anticonformisti, flessibili e tenaci, e così via.

In realtà, esistono già tanti corsi di creatività. Se clicchi su Google corso + creatività trovi oltre un milione e mezzo di risultati. Alcuni corsi sono strani. Altri, credo, più che dignitosi. Penso che un po' possano servire a cambiare le cose. Ma temo che per cambiare sul serio le cose sia necessario, prima, cambiare sul serio le persone. E che per farlo in modo consistente e permanente si debba cominciare molto più indietro. Dalla famiglia, dalla scuola e dalla formazione di base, dai sistema di valori e... ehm... anche dalla televisione.
O dal web, magari.

Negli USA, è stato un sito web chiamato
MoveOn a cominciare a definire un desiderio di nuova politica quando ancora Clinton si arrabattava con lo scandalo Lewinsky. In mezzo ci sono state due legislature con Bush, ma alla fine è arrivato Obama. Insomma: i cambiamenti di clima sociale e di cultura condivisa sono lenti. E la fluidità del pensiero, sul web, dà luogo a fenomeni carsici: le idee a un certo punto sembrano sparire ma poi riappaiono altrove, e sono diventate così forti da cambiare il paesaggio.

Non ho soluzioni in mente. Ma due cose mi sembrano importanti. La prima è tessere reti informali che favoriscano il flusso e la crescita delle idee. Può bastare un link, o un tema ripreso e ampliato di sito in sito. Gesti semplici e intelligenza collettiva. La seconda è una mia vecchia ossessione: restituire senso e peso e tutte le loro implicazioni ad alcune parole (creatività, innovazione, progetto…) che, usate troppo spesso a sproposito, ormai sembrano voler dire tutto e niente.
Mi piacerebbe, prima o poi, tornarci sopra con un ragionamento più articolato. E dunque: che ne dici? Che ne dite?

9loredana 26 giugno 2009
Utente anonimo



E le parole "innovazione" e "progetto" purtroppo spesso vengono usate a sproposito proprio nel mondo della scuola. E chi ci lavora lo sa bene. Sì, sarebbe bello ragionarci sopra.
Della mia gioia di trovarti tra gli autori dei documenti della prova d'esame ti ho già scritto per e-mail.
BRAVA ANNA!

10Graziano 29 giugno 2009
Graziano



  

Annamaria, ho letto attentamente il tuo post.
Ho tentato di "imbastire" una risposta alla tua sollecitazione ma mi portava via troppo tempo anche se concordo (anzi, auspico!) con te che occorrerebbe un ragionamento più articolato.
Purtroppo il blog non ha, ancora, lo sviluppo necessario per discutere in un gruppetto ma non volevo, per questo, risponderti con una mail privata proprio perchè penso che, invece, questa forma di comunicazione allargata al contributo di altre persone (anche qui, troppe sono troppe ma poche sono poche, diciamo che ne servirebbero da venti a cinquanta...) sia un'opzione importante per il futuro della comunicazione tra persone che vivono in luoghi diversi, che fanno mestieri diversi e che, ogni tanto, condividono ragionamenti "altri".
Naturalmente né Facebook, né Linkedin, né Twitter si prestano alla bisogna...
Ecco, questo sarebbe un argomento da sottoporre ad analisi creativa (è un ossimoro? boh! a te la sentenza...).
Torneremo, però, io spero, sulla mia sollecitazione iniziale (il seminario "serio", ho aggiunto serio e l'ho messo tra "" per farmi capire, per le aziende...).
Intanto ti segnalo, on line non c'è ma se non sei abbbonata te lo farò avere, se lo vorrai, scannerizzato, un articolo sulll'ultimo numero di Harvard Business Review dal titolo "Innovation in turbulent times" e sottotitolo, "quando le risorse sono un vincolo la chiave per crescere è mettere insieme un manager analitico (left-brain thinker) con uno creativo (right brain partner).
Very interesting.
Ciao a tutti.
P.S.
Ma dove siete?
Non c'è solo il lavoro al quale siete abituati, c'è anche "questo" lavoro di interlocuzione "nuova e avanzata..."

11Utente Anonimo 30 giugno 2009
nuovo e utile





Un riconoscimento piu'che meritato, un tributo alla serieta' e alla competenza.

E dato che sono convinta che gli slogan siano anche la proiezione della personalita' di chi li crea, c'e' dentro molta professionalita' e determinazione ( o cosi' o .........) e l'equilibrio indispensabile che permette di lavorare seriamente ma senza montarsi la testa (liscia, gassata o......)!

Un saluto cordiale da Eli







12Utente Anonimo 30 giugno 2009
nuovo e utile



chissà se restituire senso alla parola creatività aiuti anche a restituire senso alla parola scuola...che bello Annamaria e che responsabilità!
Leggerti tra le tracce di maturità mi ha divertito e commosso. E questo sì che è un vero e meritato regalo di compleanno.
Tanti tanti auguri di cuore
cri

13Utente Anonimo 30 giugno 2009
nuovo e utile



Ciao Graziano, ti ringrazio della segnalazione dell\\\'articolo su Harvard Business Revew, mi interessava e incuriosiva e sono andata a cercarlo. Lo si riesce a trovare anche on line e senza abbonamento a questo link:
http://hbr.harvardbusiness.org/2009/07/architect-ellen-dunham-jones-on-the-future-of-retail-in-the-postsprawl-era/ar/1
A presto,
Laura

14Graziano 30 giugno 2009
Graziano



  

Cavolo,Laura, già mi stavo domandando perchè spendessi soldi per l'abbonamento ad HBR...
Poi ho controllato, non è l'articolo completo, ne mancano molte parti.
Chi è interessato, mail e io scannerizzo e mando.

15wc 30 giugno 2009
wc



  

Le parole si logorano se dietro ad esse non corrisponde nessuna sostanza concreta, chi ha scelto per il tema d'esame la creatività a già fatto un'operazione inusuale e si è addentrato in territori ricchi e inesplorati per la scuola.
Progettare cose e pensieri lunghi, non legati al contingente, innovare un panorama che non ci piace, che ci ha stufato, che non porta da nessuna parte.
La creatività quindi come grande spinta per il cambiamento, un atto di coraggio sovversivo!

16Utente Anonimo 30 giugno 2009
nuovo e utile



(Chiedo scusa, nella frenesia di leggere l'articolo nel mio portatile con una decina di finestre aperte non mi sono accorta che i presunti collegamenti ipertestuali altro non erano che l'approfondimento dell'articolo su registrazione/abbonamento... diamo colpa al caldo!)
Laura

17annamaria 30 giugno 2009
annamaria



 

Ciao a tutti. Provo a tirare (provvisoriamente), un po’ di fili

- Articolo HBR. Ecco un link diretto alla sintesi.

- Discutere su NeU. Graziano, hai ragione: non è comodissimo. Un po’ perché le discussioni oggi si chiudono ad ogni cambio di homepage. Un po’ perché le voci si intrecciano, e non tutte sono riconoscibili “a colpo d’occhio”. Il secondo problema si risolve con un nick e un segnale visivo. Per il primo, devo far fare qualche modifica al CMS del sito. Ci vorrà un po’ di tempo. Se non basta, ci inventeremo qualcos’altro (e mi aiuterete a capire che cosa ☺)

- La scuola. (Laura: hai fatto bene a ricordare la conferenza di Ted.
Il link all’edizione sottotitolata è qui )
All'esame di maturità, il tema sulla creatività è stato scelto, se ho letto bene, da meno del 7% degli studenti. I quali, come dice wc “hanno fatto un’operazione inusuale e si sono addentrati in territori ricchi e inesplorati”.
La scarsa adesione, oltre ad andare a ulteriore merito dei prodi che si sono cimentati, è un’altra prova, se ce ne fosse bisogno, del fatto che sull’argomento le idee sono pochine e i pregiudizi sono molti, anche nel corpo docente. Anche se, come dice Loredana, le parole “innovazione” e “progetto” invece nella scuola si sprecano.
Ma perché non cominciare con uno scambio di opinioni ed esperienze tra i docenti (e gli studenti) che hanno a cuore l’argomento? Vedrò di riprendere anche questo tema a breve.
E sarebbe una bella cosa se servisse anche, come dice Cri (che fa un bel lavoro con gli studenti al Museo della Scienza e della Tecnologia) a restituire senso all’andare a scuola in sé: inteso come dotarsi degli strumenti necessari (ehi: necessari!) a esprimere il proprio talento.

- A ciascuno il suo. Eli, grazie! Devo ricordare che “O così o…” appartiene a una nota campagna fatta da cari amici: Pino Pilla (cw), Bruno Ferlazzo e Roberto Gariboldi (ad).

- Cri, grazie anche degli auguri (uh… e diciamolo, con tutta la civetteria del caso. Oggi compio 56 anni. Quasi quasi mi viene da ridere). Francesco Izzo, un amico di web, mi ha inviato questo video. . È così grazioso che non posso non condividerlo.

18clicky 01 luglio 2009
clicky



 

Ultime da Babele (Radio 1) del 30 giugno con un'ospite speciale: scaricate e orecchiàtene tutti ;)

19Graziano 02 luglio 2009
Graziano



  

Bellissimo il video dei sorrisi da Hollywood!
Pagherei volentieri una settantina di euro per poter avere, nella vita, quattro o cinque sorrisi come quello che fa Robert Redford verso la metà del video...

20Graziano 06 luglio 2009
Graziano



  

Me lo passate un interventone?
Al limite, saltatelo... ma sbagliereste... (grazie all'ospite se me lo lascia e non me lo cancella...)
Non ci crederete ma, nonostante il tono, questo argomento non è contro Berlusconi.
Meglio, non è contro "solo" Berlusconi; bensì contro politici e analisti che non ci dicono la verità.
E non lo fanno perché sono cattivi o non hanno capito (beh, qualcuno è anche cattivo e qualcuno non ha capito…) bensì perché la crisi “passeggera” si può pensare di risolverla con poche misure mentre una crisi strutturale avrebbe bisogno di misure ben più importanti, e complesse, da prendere.
Il problema non è, infatti, come sembra leggendo i quotidiani italiani, quando usciremo dalla crisi, intendendo, con crisi, tutto ciò che è successo dopo, per capirci, la "finanza creativa" degli speculatori USA su case e valori immobiliari in genere.
Quello è stato un momento duro ma lo possiamo paragonare ad una febbre alta che ha, però, normalmente, il vantaggio di farci scoprire la vera malattia; la febbre non è la malattia, ovvio.
Ma nella "crisi", quella vera (che chiamo crisi ma che è, invece, come detto, “mutazione strutturale”) ci siamo dentro fino al collo ed è dovuta, principalmente, dalla pressione crescente di masse di persone, che vengono dall'est, dall'Africa e dall'America meridionale, che vogliono lavorare, che costano meno e che, abbassando i prezzi e i margini ci "costringeranno", ci piaccia o no, a cambiare il nostro modo di vivere.
Molti di questi paesi, peraltro, non esportano più solo manodopera bensì “importano” aziende che vengono delocalizzate dall'occidente.
Il nostro paese è uno dei meno presenti, anche se molte, e cresceranno, sono le aziende italiane che già hanno delocalizzato ma, per esempio,se pensiamo alla Francia, ci sono quattro paesi dell'Africa (Algeria, Egitto, Marocco e Tunisia) nei quali la Francia sta spostando, di fatto, tendenzialmente, tutta la produzione delle industrie manufatturiere di quel paese.
E qui non ci sono giudizi moralistici (gli industriali che "abbandonano" il loro paese sono cattivi e quelli che restano sono buoni, per esempio, qui spesso si tratta di decidere se continuare o se chiudere), qui si parla di condizioni materiali e, non ci sbagliamo, oltre ad essere un fenomeno assolutamente inarrestabile, sarebbe anche sbagliato tentare di arginarlo con misure sbagliate e momentanee (non entro nei dettagli per spiegarlo senno il “trattato” si allunga ma basta pensarci un po'... per esempio, è vero, noi stiamo un po' peggio ma intere popolazioni stanno molto meglio e le tensioni diminuiscono...).
Il meccanismo della “crisi strutturale” è molto semplice.
I prodotti, e i servizi, fatti con un costo del lavoro come quello occidentale costano molto di più (e, ovviamente, più la componente forza lavoro è elevata all’interno della struttura di costo del servizio/lavoro e più questo problema si sente) e chi li produce in occidente si trova fuori dal mercato; tutto qui.
Non faccio esempi ma, se ci pensate un po’, credo abbiate capito.
E chi si trova fuori mercato o abbandona, e la fabbrica si chiude, o abbassa i suoi prezzi di vendita, riducendo così anche i margini e trovandosi con meno soldi per le spese fisse e per gli investimenti; è, come ben si vede, un circolo vizioso dal quale non se ne esce se non con le ossa rotte.
Ecco qual è il vero problema.
Ed ecco come è evidente che le risposte non possono che essere strutturali, profondamente strutturali, tanto da far cambiare il modo di vita al quale siamo stati abituati fino a pochi anni fa dove pensavamo che ogni generazione sarebbe stata, per forza di cose, “meglio” (non dettaglio il concetto di meglio) della precedente (avete idea, en passant, di quanti pensionati aiutino, oggi, i loro figli, magari già sposati e con prole, a far quadrare il bilancio mensile?).
Non posso, evidentemente, esplicitare le misure strutturali che, a mio parere andrebbero prese, ma mi limito a proporti tre grandi aree di intervento.
La prima.
Il sostegno all’occupazione deve diventare il centro strategico sul quale lavorare; senza lavoro non c’è né reddito né vita.
La seconda.
Dobbiamo prepararci, mentalmente, tutti, e qualcuno molto di più, a fare un grande passo indietro tenendo presente, però, che, in questa nostra società, ci sono persone che se fanno un ulteriore passo indietro, cadono nel baratro.
La terza.
Ragionare sulla struttura economico industriale del nostro paese per i prossimi 20/30 anni.
Mi scuso per la lunghezza ma non ci sono alternative.

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