Dopo lo spaventoso disastro ecologico nel Golfo del Messico, il gruppo BP (British Petroleum) mette in homepage nel sito istituzionale immagini e aggiornamenti, tentando di arginare un’ulteriore, devastante marea nera comunicativa. Ma anche questo sforzo è tardivo e inadeguato: i fatti contraddicono drammaticamente un decennio di campagne (per favore, guardatevi bene i video) volte a stabilire un’equivalenza tra BP e il concept Beyond Petroleum, “oltre il petrolio”, un’efficace operazione di greenwashing estesa a carburanti e rete di distribuzione. In anni precedenti, d’altra parte, le retoriche aziendali comprendevano, oltre a una dose di trionfalismo tecnologico, anche la (oggi imbarazzante) affermazione che BP “dà vita”. Insomma: succede che il contrasto tra dichiarazioni e realtà faccia apparire quest’ultima, se possibile, ancora più grave e offensiva. E sottolinei, come segnala l’autorevole Huffington Post, l’ambiguità dell’impresa e il suo cinismo: BP è stata coinvolta per negligenza in alcuni tra i maggiori disastri degli ultimi cinque anni riguardanti gas e petrolio.
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