Fonte di scambi, d’innovazione e di creatività, la diversità culturale è, per il genere umano, necessaria quanto la biodiversità per qualsiasi forma di vita. In tal senso, essa costituisce il patrimonio comune dell’Umanità e deve essere riconosciuta e affermata a beneficio delle generazioni future. In teoria ci sarebbe poco da aggiungere a quanto dichiara l’Unesco. In pratica, bisogna ricordarlo: la multiculturalità è un valore per le imprese se viene gestita attivamente. Il bilinguismo migliora le capacità cognitive. È dimostrato che la creatività cresce quando culture diverse sono messe a confronto. La parola-chiave è “gestire”: ma noi stiamo gestendo male la risorsa dei laureati stranieri in Italia. Scordiamo che gli immigrati migliorano i conti dell’INPS e contribuiscono al PIL. Ignoriamo che fino ieri gli emigrati eravamo noi. Bisognerebbe ascoltare Sarah Jones, multietnica e straordinaria, quando dice per ogni parola che ci rende sordi gli uni agli altri, c’è una poesia che connette orecchie e cuori attraverso i continenti. E bisognerebbe ascoltare, magari, anche il cardinal Tettamanzi.
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