teorie e pratiche della creatività

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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 11 dicembre 2009

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Creatività e dintorni: una selezione di testi online

Diversità e creatività: due-tre cose da ricordare

Fonte di scambi, d’innovazione e di creatività, la diversità culturale è, per il genere umano, necessaria quanto la biodiversità per qualsiasi forma di vita. In tal senso, essa costituisce il patrimonio comune dell’Umanità e deve essere riconosciuta e affermata a beneficio delle generazioni future.
In teoria ci sarebbe poco da aggiungere a quanto dichiara l’Unesco.
In pratica, bisogna ricordarlo: la multiculturalità è un valore per le imprese se viene gestita attivamente. Il bilinguismo migliora le capacità cognitive. È dimostrato che la creatività cresce quando culture diverse sono messe a confronto.
La parola-chiave è “gestire”: ma noi stiamo gestendo male la risorsa dei laureati stranieri in Italia. Scordiamo che gli immigrati migliorano i conti dell’INPS e contribuiscono al PIL. Ignoriamo che fino ieri gli emigrati eravamo noi. Bisognerebbe ascoltare Sarah Jones, multietnica e straordinaria, quando dice per ogni parola che ci rende sordi gli uni agli altri, c’è una poesia che connette orecchie e cuori attraverso i continenti. E bisognerebbe ascoltare, magari, anche il cardinal Tettamanzi.

Commenti (14)

1Utente Anonimo 14 dicembre 2009
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Sul fronte del multiculturalismo il governo si muove e la lega - che pochi anni fa avrebbe costurito un muro - approva il ponte sullo stretto di Messina.

Andrea Bertotti

2Utente Anonimo 14 dicembre 2009
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Dovremmo parlare del rapporto tra creatività e diversità, giusto ?
Non mi sembra il caso di imbarcarsi in una discussione sulle scelte di governo ; io poi sono del Centro e da qui la Lega è lontana le mille miglia.
Gentile Annamaria, il tema è interessante. Ci sto pensando. Ci sentiamo in un prossimo post.




Gabri


3Utente Anonimo 14 dicembre 2009
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Vero, creatività e diversità. Intanto, Gabri, però, ti informo che lì, da voi, al Centro, la Lega è al governo. E che le miglia sono molte meno di mille.

4annamaria 14 dicembre 2009
annamaria



 

Sì, Gabri, dovremmo proprio parlare del rapporto tra creatività e diversità: "unire elementi distanti in modo nuovo e utile". Vale anche per le organizzazioni sociali, credo.
Dovremmo parlarne perché la diversità è fertile, perché va valorizzata ma anche, come ho cercato di spiegare, gestita. E perché trovare un equilibrio non è semplice: ci vogliono idee e visione.
Sarebbe bello parlarne distesamente: riuscire a confrontare in modo positivo le diverse prospettive di un gruppetto di persone che frequentano un sito sulla creatività e probabilmente hanno diverse cose in comune, e possono offrire prospettive interessanti.

Conoscete delle best practice di integrazione da condividere? C'è qualcuno, da qualche parte. che affronta il tema in modo nuovo?
A me, per esempio, viene in mente l'orchestra arabo israeliana.

5Utente Anonimo 14 dicembre 2009
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Poiché " c' è sempre una poesia che connette orecchi e cuore attraverso i continenti ", mando questi versi al signor Bertocchi :

Viva semper quell patron
che manten grass el terren,
ch' elsa spend in piantagion
e in repar quell che conven,

che l' è giust cont i pajsan,
che in del spend el va corriv,
che ai fattor el liga i man,
ch' el sa viv e lassà viv!
Carlo Porta

Fijjo mio, quanno incontri un poverello
fatte conto de véde Ggesucristo ;
e cquanno un omo disce : ho ffame, tristo
chi non je bbutta un tozzo ner cappello.
Giuseppe Gioachino Belli

Per abbattere i muri e costruire i ponti.

Gabri



6wc 15 dicembre 2009
wc



  

SONO MORTO!

Tra i tanti progetti affrontati dai miei studenti provenienti da ogni angolo del mondo, vi racconto quello di Paul, statunitense meticcio americano e cinese di Hong Kong.
Il tema era un poster sul cibo per una festival gastronomico alla stazione Leopolda di Firenze.
Paul ha scelto il cibo di strada, quello che ogni metropoli offre a seconda dei gusti e culture alimentari.
L'ha intitolato "Street Food Expo", ha fatto una foto di un chiosco che vende panini al lampredotto e trippa in varie salse (chiedo scusa ai deboli di stomaco e ai vegetariani) e poi ci ha ridisegnato sopra e inserito delle silhouette di clienti e fumetti con icone di bottiglie.
Ha sporcato il fondo del poster con macchie di unto e schizzi vari, tipici della carta che avvolge i cibi da strada, e per finire ha inserito, piccolo piccolo in un angolo, un diavoletto con il pisello che esclama "Sono Morto!", come sua firma, una tipica espressione italiana carpita chissà dove che lui ama molto.

Hot dog newyorkesi e tipografia, noodles di Shanghai e illustrazioni vettoriali, Lampredotto fiorentino con carta di paglia hanno fatto di questo lavoro un meraviglioso esempio di contaminazione culturale.

walter

7annamaria 15 dicembre 2009
annamaria



 

Che bella storia, Walter.
Intanto, ieri ISMU ha presentato il suo Rapporto sulle migrazioni.
Diminuiscono gli irregolari. Più inseriti i meglio istruiti e le donne. Integrati bene, dice La Repubblica, gli albanesi che solo pochi anni fa suscitavano tanto allarme. I processi sono più fluidi e i cambiamenti più veloci di quanto si percepisce comunemente.
Intanto, parte su FB l'idea di uno sciopero degli immigrati. Lo faranno anche in Francia, il primo marzo.
Da parte mia, so bene che, se oggi non potessi contare sull'aiuto di due-tre meravigliose persone che vengono da paesi lontani, la mia vita cambierebbe e domattina dovrei smettere di lavorare. Con questo, mettendo in crisi anche qualche altro reddito e qualche altro posto di lavoro squisitamente italiano.

8Utente Anonimo 15 dicembre 2009
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Gestire.
Ecco, di tutto il topic, la parola che mi resta in mente, pulsante.
Per questo argomento ma anche per molti altri di questi tristi tempi.
La crisi economica, la disoccupazione giovanile e anche quella matura, i conflitti politici... elenco interminabile.
E la maledetta voglia di risolvere tutto con le scorciatoie folli e stupide del "fare".
Gestire i processi, analizzare i trend, modificare in continuazione le nostre "certezze, giocare bene e non essere ossessionati dal risultato.
Gestire, gestire, gestire.

Graziano, su un altro pc, che non si ricorda la pwd...

9Utente Anonimo 15 dicembre 2009
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Campioni del mondo under 17 .
2 albanesi, 1 ghanese, 1 tunisino, 1 croato, 2 bosniaci, 1 serbo, 1 kosovaro, 1 congolese, 1 portoghese e l' italiano Vecchi. Dodici su ventuno ragazzi della nazionale svizzera under 17 hanno il doppio passaporto. Giovanissimi talenti realizzatisi in terra elvetica grazie all' immigrazione dei loro genitori. E in controtendenza con il recente referendum contro i minareti. Il quotidiano svizzero Le Temps commenta :" Deliziosamente multietnica, altamente qualificata, questa Svizzera respira solidarietà, condivisione, talento. E fa venir voglia di identificarsi. di andare fino in fondo ".
Gabri

10Giuliano Cuccurullo 16 dicembre 2009
Utente anonimo



Più che parlare del rapporto tra creatività e diversità, credo che potremmo considerare la creatività come l'incontro di due diversità. Due o più cose già esistenti e con una funzione o uno scopo ben preciso che insieme creano una cosa nuova o una nuova visione. Però fondamentale è non perdere mai il legame con la realtà, altrimenti rischiamo di finire nell'ambito della pura fantasia. E potremmo poi trovarci a discutere per stabilire se il pensiero laterale viene elaborato dall'emisfero "comunista" o da quello che qualunque cosa esplichi fa sempre bene per finire poi a scontrarci per stabilire a chi appartenga la creatività. Per prima cosa, forse, dovremmo focalizzare l'attenzione per stabilire che cosa intendiamo per diversità.
Secondo me è la premessa della creatività; e, visto che nasciamo dall'incontro di due mondi a volte distanti e molto diversi, l'unione di un uomo e una donna, che può scatenare conflitti "tremendi", non è già insito in noi il concetto di diversità? Creatività è anche sforzarci tutti affinché questo non avvenga - i conflitti tremendi, ovviamente -.

11Utente Anonimo 16 dicembre 2009
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Sono talmente d' accordo con l' ultima parte del discorso di Giuliano che debbo aggiungere qualcosa. A mio avviso bisognerebbe difendere la propria diversità, darle dignità e statura, acculturarla e fornirla di basi di ragione. Vestito di questa dignità, non sarà difficile riconoscere come ugualmente degna la divisa degli altri, incuriosirsi e accostarsene fino a conoscerla. Non è questo il tratto più propriamente umano ? Ma gli " altri" ci fanno paura, essi sono l' inferno, come disse Sartre. La paura è il motore dello scontro. Io ho paura di Andrea Bertotti ( e non Bertocchi ) ? Forse si, ma devo vincerla. Così, senza paura di far brutta figura, gli dico che mi farebbe piacere di ricevere un suo cenno di saluto.

Gabri

12Utente Anonimo 16 dicembre 2009
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Perchè andrea e gabri non si registrano?
Vietato rispondere cavoli nostri, naturalmente.

13Utente Anonimo 17 dicembre 2009
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Registrata?

14gio.brun 18 dicembre 2009
gio.brun



  

Io sono immigrata a nord dal suditalia. Sono arrivata Milano da Napoli a 19 anni. Ho trovato lavoro e, non senza problemi, mi sono integrata. Vuoi per la gestione del tempo, vuoi per la lingua, pardon dialetto, vuoi per le aspettative, non è stato semplice. Proprio ieri abbiamoo fatto un test in uffici sullo stress ed io su 3 donne sono risultata la più stressata. La mia capa ha detto che è un risultato strano per una "napoletana". Mah!!! Non so se sia strano. Mi sembra strano invece che in ambienti che dovrei giudicare "aperti" mentalemente trovo di questi pregiudizi. E li trovo spesso. Invece trovo, ma magari è una mia impressioen, più tolleranza verso le persone normali. Per esempio, nel mio paese ci sono diverse comunità marocchine da anni oramai e sono assolutamente integrate. A milano la convivenza, fomentata sicuramente dalla politica, è difficile anche con persone che vivono qua da anni. Non se se chi arriva da un paese è più creativo, so che è necessario ingegnarsi quando sei solo e non puoi contare su un sotegno di altri o sociale.
Per l'esempio multietnico, se può valere la mia è una sensazioen. Sono andata alla fiera dell'artigianato e negli stand delle regioni italiane c'erano dei ragazzi immigrati addetti alle pulizie. Io li vedevo sempre, sarà per la giubba gialla fosforescente o sarà perchè erano diversi. Li vedevo.
Poi sono andata nello stand dei paesei africani ed allora sono scomparsi. C'era tanta musica, tanti colori, un po' di confusione ma c'era vita. Ho avuto la percezione che il mondo sarà africano nei prox anni, perchè c'era una voglia di vivere sconosciuta negli altri stand. I ragazzi che pulivano c'erano, mi sono soffermata dopo a verificare, ma erano persone che stavano semplicemente lavorando in quel contesto.
Mi sono vergognata perchè la diversità la vedevano solo i miei occhi. La creatività invece quando c'è di qualunque colore sia arriva a tutti.
Giovanna

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