Riconoscere lo humour è facile: di solito ci viene da ridere. Definirlo è più complicato: non tutti ridiamo delle stesse cose, e non sempre. Arthur Koestler, Silvano Arieti e perfino Edward De Bono dicono che la creatività spesso è associata a un non comune sense of humour. Come mai? Di fatto, sia lo humour che la creatività chiedono intelligenza e buoni strumenti linguistici, attivano processi cognitivi simili, si fondano sul vedere (e far vedere) il lato strano delle cose e, dice Koestler, sulla bisociazione: in pratica, il combinare due cose diverse che hanno un punto di somiglianza. Se Aristotele descrive il comico come ciò che è fuori tempo e fuori luogo, Pirandello parla di umorismo come senso del contrario. Che cosa serve allo humour? Metafora, (guardatevi tutta la serie) ma anche paradosso e analogia e parodia e citazione (la fonte, qui, è un poema di Goethe)… La scienza è un universo creativo, ed è terreno fertile per lo humour: date un’occhiata agli Ig-nobel, e soprattutto leggetevi le motivazioni dei premi. Ma anche i matematici non scherzano. Cioè, sì: forse è la necessità di astrazione mentale che li conduce all’assurdo e al paradossale.
Commenti (8) |