“Prospettiva”, dice Luca De Biase, è in sé una parola magnifica, che unisce il senso dello spazio e quello del tempo. Saper cambiare prospettiva è una questione di creatività: aiuta a vedere le soluzioni nascoste dietro gli angoli. Nell’idea di prospettiva, infatti, è implicito il concetto (ricordate questa scena con Robin Williams?) di punto di vista: la posizione da cui si osserva. Modificandola, si cambia sempre anche la cosa osservata. L’unico modo per insegnare la creatività è insegnare ai bambini a cambiare punto di vista dice Raghava KK, artista indiano, presentando (è una TED conference di 4 minuti e mezzo: guardatela) uno straordinario libro illustrato per iPad. Basta scuoterlo per cambiare prospettiva: e il bimbo protagonista cambia, per esempio, famiglia, in un trionfo di colori e humour. Cambiare punto di vista significa anche, paradossalmente, inventare sculture (roba tridimensionale) che esistono solo se osservate da un unico punto. O inserire più prospettive in una roba bidimensionale come un quadro: lo fa Cézanne, e Erle Loran spiega come, guidandoci dentro Natura morta con cesto. Entrare in un’altra prospettiva significa entrare in un altro mondo. Lo mostra poeticamente il russo Alexei Popogrebsky con un bel corto (se avete gli occhialini c’è anche la versione in 3d). Grazioso il cartoon Pixar che mette a confronto il punto di vista della notte e quello del giorno. Mette in prospettiva distanze e numeri un fantastico sito della BBC, riportando una gran varietà di dati storici interessanti (la strada fatta dagli astronauti dell'Apollo 11 sulla Luna, o il numero di morti e dispersi nell'incidente del Titanic) a dimensioni di cui avete esperienza (la strada tra casa e ufficio, gli amici su Facebook). E... a voi riesce facile cambiare prospettiva? O vi destabilizza? E quanto?
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