In un mondo dominato dal culto dell’originalità, ci sentiamo insultati se ci danno dell’“imitatore”. Eppure, come spiega Tullio De Mauro elogiando Gian Babbeo, l’imitazione e la ripetizione sono atti creativi: “Chi imita e ripete lo fa necessariamente in condizioni diverse da quelle in cui si è prodotto il modello imitato e ripetuto”. Tutto torna: creatività è ri-combinare elementi preesistenti. Ne parla Umberto Eco, che cita Pascal: “Che non si dica che non ho detto niente di nuovo. La disposizione delle materie è nuova”. È quello che direbbe anche Picasso a proposito della sua re-interpretazione de Las Meninas di Velasquez. E chi si permetterebbe di accusare Stanley Kubrick di mancanza di ispirazione a proposito di film che hanno fatto la storia? L’imitazione è chiave dell’apprendimento e luogo dove allenare il talento creativo. Su creatività e imitazione si discute - anche - in campo linguistico-editoriale: tradurre è un po’ tradire? Manzoni e David Chase non si offendano: in tempi esponenziali, merita un inchino anche la creatività di chi sa raccontare I promessi sposi e i Sopranos nel tempo di una pausa caffè.
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