“Tutti sanno cos'è l'attenzione.”, scrive William James nel monumentale Principi di Psicologia del 1890. “Essa consiste nel prendere coscienza da parte della mente, in forma chiara e vivida, di uno dei tanti oggetti o pensieri presenti simultaneamente.” Oggi si tende a distinguere tra diversi tipi di attenzione. Per esempio c’è l’attenzione selettiva: la capacità di concentrarsi su un singolo elemento (uno stimolo sensoriale) separandolo dal resto. È quella che attivate per trovare refusi in un testo o quadrifogli in un campo di trifogli. Sul piano visivo, corrisponde al focalizzare lo sguardo. Ma se, invece che cercare trifogli, state valutando idee, l’attenzione selettiva non è lo stato mentale più indicato: meglio una condizione di vigilanza diffusa, che vi permette di intercettare anche stimoli inattesi. Un po’ come attivare la visione periferica. Infine, se state cercando idee e siete in una fase di incubazione, l’attenzione deve paradossalmente allentarsi. Saper modulare l’attenzione è una buona risorsa per la creatività. E quando vi inchiodate su un problema, potreste provare a domandarvi se per caso non gli state… prestando troppa attenzione. Se volete rendervi conto di quanto drammaticamente l’attenzione selettiva possa farvi perdere dettagli fondamentali, fatevi il test di Simons: è sorprendente. Il multitasking è un disastro per l’attenzione. Se non ci credete, provate Multitask 2, un giochino in cui dovete gestire quattro processi contemporaneamente. Per dissuadervi dal multitasking nella vita reale il Nyt ha preparato una applicazione che vi sfida a guidare un’automobile e a mandare un sms contemporaneamente. Se volete migliorare le vostre performance, provate la meditazione. Un bell’articolo di Internazionale vi dice che possono bastare 10 minuti al giorno.
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