Spero che abbiate la pazienza di arrivare fino in fondo a questo post: c’è un paio di quesiti che mi interessano a livello personale, e sarei felice di sapere che ne pensate, tutti voi amiche e amici di NeU. I numeri che leggerete tra parentesi corrispondono a età anagrafiche pubbliche. Dunque. Qualche giorno fa, in rete, parte un dibattito assai animato sullo spot Yamamay girato dal regista Paolo Sorrentino, protagonista Isabella Ferrari (47). Per quanto mi riguarda lo trovo, da spettatrice prima ancora che da addetta ai lavori, bruttino e piuttosto tetro, e credo che non valga la pena di parlarne ancora. Basta quanto ne dicono Giovannna Cosenza e i cinquantasei - a oggi - commenti che seguono il post. Nello stesso periodo va in onda (e non ne parla nessuno) uno spot per lo yogurt Danaos di Danone, ugualmente tetro e bruttino, protagonista una Stefania Sandrelli (65) che riesce a non rompersi scendendo le scale solo perché, urca!, Consuma Il Prodotto. Ed ecco il primo quesito: in quale punto chi, come la sottoscritta (58), si trovi anagraficamente collocata tra le due signore dovrebbe smettere di preoccuparsi dei risultati estetici di eventuali, e comunque (se lo spot docet) lugubri defilée in mutande di pizzo per proiettarsi nel luminoso universo della stampella? E non è che, magari, esiste una terza possibilità, ma non se ne accorge nessuno?
Le donne over 50 si avviano a lavorare per altri 15 anni. Vuol dire che non stanno esattamente cadendo a pezzi. Possono essere giornaliste brave e toste come Milena Gabanelli (55). O guidare imperi dello stile come Miuccia Prada (63), unica italiana nella classifica di Forbes. Scrivono e mettono in scena pièces teatrali straordinarie: lo fanno, per esempio, Lella Costa (59) e Franca Valeri (91). Come Caterina Caselli (65) navigano alla grande nel mondo della musica, che è per definizione segnato dalla contemporaneità, e scoprono talenti. Sono acute, intelligenti, spiritose commentatrici della realtà e degli amori contemporanei: pensate a Natalia Aspesi (82). Si occupano di robotica e sistemistica spaziale come Amalia Ercoli Finzi (74), mito del Politecnico di Milano. O si costruiscono una reputazione internazionale parlando di economia, finanza e terrorismo come Loretta Napoleoni (56). O vicepresiedono il Senato come Emma Bonino (63). E potrei continuare ancora e ancora e ancora.
Non sono UFO, queste donne. Non sono macchiette. Sono modelli di ruolo. Reali. Importanti. Diversissimi. Contemporanei. Italiani. Non vengono mai lette come tali, per una sorta di cecità o di analfabetismo culturale e sociale. Immagino che tutte loro, ciascuna a suo modo, si preoccupino di stare in buona salute, e che alcune apprezzino anche (perché no?) biancheria sfiziosa a un prezzo accettabile com’è quella proposta da Yamamay. Ma dubito che si spaventino davanti a due scalini, e credo proprio che il loro ubi consistam non passi né sia mai passato per l’esibizione della mutanda. Come si esce, gente, dalla stucchevole vulgata collettiva che si riduce (e ci riduce) a un unico, tristo percorso che senza soluzione di continuità porta dalla seduzione alla rottamazione? Un po’ di immaginazione? Di humour, magari?
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