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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 16 gennaio 2012

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Alan Turing: quando il conformismo stronca il genio

Alan Turing, genio matematico, eroe di guerra, pioniere dell’informatica, visionario, il 7 giugno 1954 si uccide mangiando una mela al cianuro. Ha solo quarantun anni. Dopo che la sua omosessualità è venuta alla luce, lui è stato condannato alla castrazione chimica: una pena crudele che gli sconvolge il corpo e la mente.
Al giudice aveva provato a spiegare che, nell’essere omosessuale, non vedeva niente di male.
È una storia straziante. La prima volta che ne ho sentito parlare, anni fa, mi ha colpita al cuore.
Solo nel 2009, e solo dopo un’accesa campagna sul web, Gordon Brown chiede scusa a nome del governo britannico per quella che a tutti gli effetti è stata una persecuzione omofobica.
Quest’anno, in Inghilterra e nel mondo, si celebra il centenario della nascita di Alan Turing.

Nel 1936, a soli 24 anni, Turing immagina una macchina capace di eseguire ogni tipo di calcolo su numeri e simboli. La macchina di Turing è, in sostanza, un computer: un concetto visionario che precede una tecnologia ancora inesistente. Il filosofo Daniel Dennett spiega sul Sole 24Ore che l’idea di Turing è rivoluzionaria per gli stessi motivi per cui è rivoluzionaria l’intuizione darwiniana dei meccanismi evolutivi.
Durante la Seconda Guerra Mondiale Turing lavora per il Department of Communications inglese. Il suo fondamentale contributo per decrittare i codici segreti nazisti è raccontato anche in un romanzo di Robert Harris e in un film di Michael Apted, entrambi intitolati Enigma, e in una pièce teatrale di Hugh Whitemore intitolata Breaking the Code (violare il codice).
Del test di Turing, abbiamo già parlato qui e qui. In sintesi, si tratta di un modo semplice e brillante per determinare se una macchina sa “pensare”, tanto da essere in grado di rispondere a una serie di domande in un modo indistinguibile da quello di un essere umano.
Brian Christian dell’Atlantic prende parte a un test di Turing in qualità di essere umano e lo racconta in un articolo. Nessuna intelligenza artificiale è ancora riuscita a superare il test anche se, nel 2008, il chatbot Elbot ci va vicino (Elbot è simpatico e NeU ve l’ha già presentato tempo fa, in uno dei due articoli linkati sopra. Se non l’avete ancora fatto, provate a chiacchierare con lui. È un’esperienza curiosa)
Se volete conoscere meglio Turing prendetevi quindici minuti per dare uno sguardo all’ottimo documentario di Rai Edu e fate un giro nel Turing Digital Archive: contiene oltre 3000 documenti inediti. Un buon modo per ricordarlo è promuovere sempre, con forza, in ogni ambito, la tolleranza: una delle condizioni indispensabili per alimentare la creatività e favorire il pensiero creativo.

Commenti (6)

1wc 17 gennaio 2012
wc



  

Non conoscevo la storia ma con emozione guarderò il film Enigma.
Pensare che qualunque vita possa essere così pesantemente devastata da farla diventare insopportabile, fino a determinarne la fine o un'esistenza priva di umanità o di amore mi e difficile da digerire.

A volte il comportamento del genere umano, oltre a vette meravigliose, riesce a raggiunge estremi che lacerano l'idea stessa di intelligenza.

E se un domani tutto ciò potesse accedere anche alle nuove macchine pensanti?

2annamaria 18 gennaio 2012
annamaria



 

Ciao Walter, è un bel quesito quello che proponi. E ha una doppia faccia, tanto da trasformarsi in due quesiti:
- nel replicare il pensiero e il comportamento umano, le "macchine pensanti" replicheranno la crudeltà e l'insensatezza del comportamento umano?
- nel momento in cui le macchine saranno "pensanti" e, a loro modo, capaci di provare qualcosa di simile alle emozioni, potranno essere oggetto di comportamenti (umani) crudeli o insensati?
Mi sembra che un film strano come AI abbia provato in qualche modo a trattare il secondo quesito.
Del primo si stanno occupando già gli scienziati, anche se a tutti noi può sembrare molto ma molto prematuro. Di roboetica parla il secondo "qui" linkato in questo post.

3Paolo, por supuesto. 19 gennaio 2012
Paolo, por supuesto.



 

la disavventura umana di Alan Turing mi ha sempre offeso come essere umano, e come uomo che ama un altro uomo. mi sento suo fratello, anche per la leggenda che lega la maledetta mela del suicidio al marchio Apple.
qualcuno dice (ed Apple non ha mai negato) che fosse un tributo a lui.
grazie per aver ricordato l'elegante Mister Turing, elegante anche nell'autodifesa.
senza di lui saremmo oggi nazisti, o altri e peggiori disastri avrebbero fatto continuare l'ecatombe della Seconda Guerra Mondiale.

4annamaria 11 febbraio 2012
annamaria



 

Si intitola "L'uomo che inventò Steve Jobs" il bell'articolo su Turing uscito oggi su La Repubblica.

5Utente Anonimo 23 febbraio 2012
nuovo e utile



Nella biografia di Jobs si parla della mela e non c'entra niente con quella di Turing. Massimo

6annamaria 23 febbraio 2012
annamaria



 

Massimo... leggi l'articolo linkato, prima di protestare. La connessione tra Turing e Jobs non passa dalla mela, ma dal fatto che Turing viene definito "padre di tutti i computer"

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