La creatività è un'attitudine specificamente umana. Ma non esclusivamente umana. Anche gli animali possono produrre comportamenti creativi. Ma attenzione: non possono essere considerate creative le attività animali che, pur dotate di un alto grado di complessità (costruire un termitaio o un alveare, per esempio. O cacciare in branco) appartengono alle tradizione - cioè al comportamento comune e tipico delle diverse specie. Parliamo di creatività quando singoli esemplari fanno qualcosa che, nel loro gruppo, nessuno aveva mai fatto prima. Quando lo fanno per uno scopo -di solito si tratta di procurarsi del cibo- e quando il comportamento (il pattern, dicono gli etologi) viene ripetuto e, magari, trasmesso all'interno del gruppo perché più funzionale al raggiungimento di un obiettivo.
Lo psicologo della Gestalt Wolfgang Kohler (1925) è autore di un classico studio sugli scimpanzé. Lo scimpanzé si trova nella sua gabbia. Sul pavimento, fuori, c'è un frutto, dentro c'è un bastone corto, all'esterno ce n'è uno più lungo. Lo scimpanzé prova ad afferrare il frutto, poi a prenderlo usando il bastone corto. Non ce la fa, si arrabbia. Si calma. Infine, veloce come un lampo usa il bastone corto per avvicinare a sé quello lungo e, finalmente, per prendere il frutto. Questo risultato, secondo Kohler, dipende dalla capacità dello scimpanzé di ristrutturare gli elementi cognitivi in una nuova totalità dotata di significato. Kohler aggiunge che, quando lo scimpanzé afferra la soluzione, questo fatto è immediato e irreversibile, e che quando si impara qualcosa grazie a un'illuminazione istantanea, invece che a forza di esercizio, sono minori le probabilità di dimenticare, poi, la soluzione. Per aver capito che le patate dolci sono più buone se, prima di mangiarle, vengono lavate nell'acqua di un ruscello è diventata famosa Imo, la scimmia (anzi, per essere più precisi, la macaca) dell'isola giapponese di Koshima descritta da Frans de Waal. Imo non solo ha imparato, tutta da sola, a lavare le patate, ma poco a poco ha insegnato a farlo ai suoi compagni di gioco, alla madre e, nel giro di cinque anni, a tutta la comunità tranne che ai vecchi maschi. In seguito, Imo ha anche scoperto che il grano misto a sabbia si può comodamente ripulire facendolo galleggiare sull'acqua, e ha insegnato anche questo trucco ai membri della propria comunità. I racconti degli etologi sono pieni di queste storie affascinanti: c'è Betty, il corvus moneduloides che inventa un gancio per recuperare del cibo difficile da raggiungere altrimenti. Ci sono le delfine australiane che scoprono come proteggersi il muso dai tagli dei coralli quando cercano cibo lungo il reef: basta infilarsi una spugna sopra il naso.
Comunque, la creatività animale procede non per progetto ma per tentativi ed errori, con un'alta dose di casualità, è sempre mossa da bisogni connessi con la sopravvivenza o l'esplorazione e produce comportamenti (pattern) innovativi. Quella umana, invece, è progettuale e finalizzata -ma il progetto e la finalità sono diversi dalla pura sopravvivenza- ed è mossa da un'urgenza interiore, un'insoddisfazione che spesso ha connotazioni di disagio più che di necessità materiale.
Gli animali sviluppano più facilmente comportamenti creativi quando c'è abbastanza cibo, ma non troppo e non troppo facilmente disponibile. Insomma, quando per procurarsi qualcosa di buono da mangiare bisogna ingegnarsi ma, comunque, qualcosa di buono da mangiare lì intorno c'è. Gli esseri umani, invece, sembrano sviluppare una maggior dose di creatività quando c'è abbondanza di risorse e l'ambiente è confortevole, ma la pressione sui singoli individui e la competizione per ottenere buoni risultati sono decisamente alte, come sono alte la possibilità di fare network, la libertà di scegliersi un tema di ricerca , l'opportunità di incontri informali tra persone appartenenti a discipline diverse. Molte buone idee si sviluppano nei laboratori delle università, ma nascono da due chiacchiere alla caffetteria, superando le barriere di ruolo e di disciplina. Appartengono a questo tipo di ambiente alcuni noti campus universitari: come ricorda Svante Lindquist, presidente della Nobel Foundation, Cambridge, per esempio, ha vinto l'80% dei premi Nobel assegnati alla Gran Bretagna.
Poiché fra gli animali la creatività è legata alla sopravvivenza e all'esplorazione, ad essere creativi sono soprattutto gli individui giovani (più le femmine che i maschi, sembra) e le madri che devono trovare il modo di nutrire i piccoli. Tra gli esseri umani, invece, la creatività è intrinsecamente connessa con il possesso di adeguati strumenti cognitivi (cultura di base, competenze specifiche) più che con il genere o con l'età. Certo, alcuni ritengono che in certe discipline sia più facile conseguire risultati importanti da giovani. La medaglia Fiels, il Nobel della matematica attribuito dalla International Mathematical Union, è riservata ai minori di quarant'anni. E infatti Wiles, che ha dimostrato il teorema di Fermat a quarant'anni compiuti, non l'ha vinta (i matematici over 40 possono, però, sperare nel premio Wolf. O magari, come John Nash, in un premio Nobel). Ma basta pensare a Pablo Picasso, o a Giuseppe Verdi che lascia il melodramma per cimentarsi nel teatro comico a ottant'anni, con il Falstaff, per rendersi conto che la tensione creativa può superare i limiti anagrafici.
Mentre, per quanto riguarda gli animali, basta un individuo sveglio come la macaca Imo per diffondere un pattern creativo all'interno di una comunità, nella storia degli esseri umani assistiamo piuttosto, in tempi e luoghi diversi, a fioriture creative che coinvolgono molti individui e, di riflesso, l'intera comunità. Il motivo per cui questo accade è semplice: la creatività umana ha una fortissima componente culturale, e si esprime solo in situazioni favorevoli dal punto di vista sociale ed economico. In certi luoghi, in determinati periodi storici, queste condizioni si sono verificate. In altri, no.
|
|  | |
|