Mio figlio, anni 14, si scorna coi temi del ginnasio. Ogni tanto lo acchiappo e gli chiedo di scrivere qualcos’altro. Due giorni fa gli ho allungato un articolo de La Repubblica: L’innovazione non abita qui. Italia dietro Barbados e Oman. Questo è quanto: ho solo sistemato un paio di virgole e un congiuntivo spericolato.
“L’Italia è un paese tecnologico? Veramente!? Non lo sapevo”. Questo è quello che vorrei dirmi tra me e me mentre leggo un rapporto del Wef che mostra l’indice di innovazione dei paesi. Purtroppo invece si ha un’amara delusione perché l’Italia è al 51 posto su 148 paesi, superata dalle Barbados e dall’Oman. Gli indici su cui si basano queste ricerche sono: la diffusione di internet e dei cellulari (e qui ci siamo), la qualità dell’istruzione (cambia molto di scuola in scuola ma non siamo messi così male), e le politiche statali a favore dell’innovazione dello sviluppo tecnologico (…sigh). “Ah, forse è questo il problema.” Lo Stato Italiano spende molto meno di quelli europei per lo sviluppo tecnologico, però per il digitale terrestre ha speso oltre un miliardo di euro. Altri paesi invece stanno facendo salti da gigante: per esempio il Costa Rica, che quest’anno ci ha superato per la prima volta (anche se siamo noi che cadiamo sempre più in basso). A me personalmente, dopo che ho letto un articolo che parlava di questo, sono un po’ cascate le braccia. Come possiamo pensare anche solo di competere con gli Indiani e i Cinesi che sono un’orda affamata di progresso, pronta a divorarci se non stiamo al loro passo? Siamo una generazione cresciuta a Grande Fratello, che non legge e che se ne frega di tutto ciò che le accade intorno, ma non siamo l’unica causa di questo problema. Non è solo colpa dei giovani, ma anche delle persone che dovrebbero migliorare la scuola e offrire più opportunità anziché tagliare tutto. Ci sarebbe bisogno che i giovani fossero un po’ più affamati di idee senza dubbio ma, purtroppo, senza basi stabili una casa è destinata a crollare alla minima scossa.
Aggiungo un link alla pagina di presentazione del rapporto del World Economic Forum. Un link all’intero rapporto, che è scaricabile e facile da consultare grazie a un ottimo sistema di indici. Il caso del Costa Rica è a pag. 119. L’Italia è a pag. 221 (il primo dato ci dice che fra 2006 e 2011 siamo riusciti a rotolare dal 38° al 51° posto). Infine, devo ricordare che non c’è innovazione (fenomeno economico e sociale) senza creatività (fenomeno psicologico e individuale). E che la creatività è sempre preliminare all’innovazione: prima di sviluppare un’idea, è necessario che a qualcuno quell’idea venga in mente. Ci vogliono ambienti favorevoli, capaci di offrire opportunità e di premiare il merito. E tenacia, coraggio, motivazione e competenza. Basi stabili, appunto. In nome del mantenimento delle quali ho, per esempio, evitato di raccontare al pargolo le esternazioni di Roberto De Mattei, vicepresidente del CNR, a proposito di tsunami e, poco tempo prima, di evoluzione. Il pargolo è ancora piccolo, santa polenta, e da certe brutte cose una mamma ha il dovere di tenerlo al riparo, no?
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