Questo post tratta un tema ispido. Per approfondire vi invito a leggere anche i link in arancio. Dunque: un recente articolo di Time Arrivederci Italia: Why Young Italians Are Leaving riprende il tema della fuga dei cervelli: una delle conseguenze più devastanti della gerontocrazia nazionale. Aggiungo, tradotto in italiano, quel che scrive il Guardian sul tema. Il termine gerontocrazia (guardate anche il più esteso Gerontocracy) però, sembra rimandare a un puro fatto anagrafico: la difesa che gli anziani fanno dei loro privilegi, a scapito dei più giovani. Non so se è proprio e solo così. E non so se la cura sia sviluppare una dose di gerontofobia. In primo luogo, come ricorda il recente, durissimo libro di Loredana Lipperini, l’equazione vecchiaia = potere non vale per tutti (né, a maggior ragione, per tutte). E poi, come scrive l’Unità, può darsi che gli under 40 debbano far appello ai… valori dei nonni, per opporsi ai padri baby boomers. Eccoci al punto: non sempre le idee dei vecchi sono idee ”vecchie”. Per esempio, il bisogno di valorizzare creatività, tenacia e talento è, in Italia, più percepito dagli over 64 e dalle élite che dalle classi medie (guardate la parte quantitativa della ricerca). Un interessante squarcio sulle pratiche del confronto tra vecchio e nuovo è la lettera che De Bortoli scrive ai suoi collaboratori. Risultato: due giorni di sciopero. Forse, come dice Bergonzoni, c’è bisogno di un filo intermentale: qualcosa che rimuova non i vecchi, ma le (vecchie) scorie incastrate tra le idee. Che una soluzione creativa sia nel trans–age, raccontato nel bel saggio di Giovanna Cosenza?
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