teorie e pratiche della creatività

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CREATIVITÀ: TEMI E COMMENTI - 12 ottobre 2009

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Creatività e dintorni: una selezione di testi online

Donne: ricostruire un immaginario

NeU cerca di offrire strumenti creativi per costruire una visione fertile del futuro, individuale e collettiva, e per questo di solito segue un filo di pensiero che va oltre le contingenze della cronaca quotidiana.
Ma succede che i fatti di cronaca contribuiscano a costruire visioni condivise. Se queste sono distorte, e regressive, dannose sia per la reputazione che lo sviluppo di un paese moderno, come tali vanno denunciate. Anche da NeU, nel suo piccolo.
La discussione sull’immaginario impoverito e grottesco che riduce e condanna le donne a una bella presenza stereotipata, e la dinamica fra i generi all’essere o arrapanti o arrapati, sta proseguendo sottotraccia in rete da mesi. Ne abbiamo già dato conto.
È ormai evidente che il corpo della donna è diventato un’arma politica di capitale importanza, nella mano del Presidente del consiglio. È usato come dispositivo di guerra contro la libera discussione, l’esercizio di critica, l’autonomia del pensiero. Comincia così l’appello di Michela Marzano, Barbara Spinelli e Nadia Urbinati.
Non si può non pensare al Gadda di Eros e Priapo. Il libro è tosto ma andrebbe riletto, anche nella sua dimensione psichiatrica.
Dobbiamo costruire un nuovo immaginario. Nuove narrazioni. Una visione più ampia, contemporanea ed etica dell’essere donne e uomini in questo paese, nel nostro tempo. Dobbiamo trovare un linguaggio semplice e autentico, capace di rompere il gergo dell’ideologia. Dobbiamo istituire alleanze. Inventare forme d’azione efficaci. E dobbiamo cominciare adesso.

Commenti (14)

1Graziano 12 ottobre 2009
Graziano



  

Sto andando a Verona per un seminario e starò "malamente connesso" per due o tre giorni.
Volevo solo dire, quindi, due cose.
1 - Il mio accordo con quanto scritto è assoluto e totale.
2 - Siccome, però, di parole, firme da raccogliere e basta mi sarei (come un po' tutti e tutte, credo) anche rotto le palle (scusate la rozzezza maschilista...), chiedo ad Annamaria di iniziare a farsi carico (io seguirò, con tutto il mio entusiamso, come direbbe Piero Pelù, e invito tutti i lettori di "nuovo e utile" a farlo e a divulgare presso la loro cerchia di amici e amiche questa iniziativa), e non in modo velleitario bensì strutturato e con un preciso action plan, di: inventare forme d’azione efficaci; e cominciando adesso.

2Utente Anonimo 12 ottobre 2009
nuovo e utile



Puffo triste.
Concordo con graziano ma mi domando: questo è il paese delle migliaia di iniziative.
Come facciamo a trovare/inventare forme d'azione efficaci che vadano un po' al di là della semplice testimonianza? Come facciamo a inventare qualcosa che contribuisca a modificare la situazione? L'unica opzione è ancora salire sulle gru?

3MISTERODELLASEDE 12 ottobre 2009
Utente anonimo



 

La Costituzione è femmina e sarebbe ora di svelare anche le Madri costituenti.
Madri che, dietro le quinte, sapevano distinguere un Premio Nobel per la Pace da un Premier Nobel per le Pice.
FAR NASCERE oppure FORSE, oppure NO.
Per donne che giudicano pensando è una bella responsabilità.
Io faccio l'operaio al cimitero monumentale di Torino e - RESTI fra noi- penso che far nascere sia più probabile che ricostruire anche se il progetto è l'Immaginario.
Grazie che ci siete e che mi fate amico.

Andrea Bertotti

4Giovanna Cosenza 12 ottobre 2009
Giovanna Cosenza



 

Sono completamente d'accordo con te, Annamaria.
Lo facciamo davvero.
A prestissimo,
Giovanna

5Agnese 13 ottobre 2009
Utente anonimo



 

CAMBIAMO GLI SLOGAN.

Sono schiaffeggiata dalla vacuità.
Morsa dai sorrisi bianchi.
Offesa in ogni riga di giornale.
I messaggi sbagliati, aggressivi, si ripetono all'infinito fuori e dentro i mass media.
Questa è l'epoca di una riproducibilità tecnica delle menzogne.
Come in uno specchio di Borges, ciò che emerge dal caos emotivo è l'orrore per una società sedata e imprigionata nei luoghi comuni. La persona, mai come ora, deve riappropriarsi del suo diritto fondamentale: l'imperfezione.

Non sono mai stata femminista, non è nella mia natura.
Ma qui rasentiamo l'abuso. Questo è stupro intellettuale.
I modelli che ci impongono sono assoluti; e penso che, nella verità, non c'è mai assolutezza.
Sì. Dobbiamo raccontare qualcosa di nuovo.
Passare ad un altro atto.
Il disilluso contemporaneo potrebbe obiettare: "Anche se cambiano gli slogan, la realtà resta una rappresentazione."
Sarà. Ma, invece dei fischi, potrebbe strapparci un applauso.
Sono stanca e mi pare di essere in ottima compagnia.
Si potrebbe partire da qui, no?

Agnese

(Sottoscrivo il pragmatismo di Graziano)

6Utente Anonimo 13 ottobre 2009
nuovo e utile



Al mio 44° compleanno, la scorsa settimana, un caro amico mi ha regalato: Le donne non invecchiano mai, di Iaia Caputo. Non lo avevo letto, non ne avevamo nemmeno parlato. L'ho ringraziato di cuore perché lo trovo bellissimo, soprattutto il pensiero del donatore.

Sono d'accordo con Graziano, inventiamoci forme efficaci e agiamo, perché se non è la paura a fermarci (e non lo è) significa che siamo "solo" in un livello diverso di pensiero e ragionamento e tutti sappiamo cosa significa parlare lingue diverse senza traduzioni.
Cominciamo anche da uno slogan, perché no?

Laura

7Giuliano Cuccurullo 13 ottobre 2009
Utente anonimo



Io credo che molto dipenda anche dalle donne stesse. Ho l'impressione che per molte affermarsi nella società attuale significhi assecondare l'uomo più ricco e potente di turno. Forse è stato sempre così, boh? Di certo, è ora di cambiare e sono più che d’accordo sul creare un nuovo immaginario e nuove narrazioni, per ritrovare e riscoprire vecchi principi. Credo molto negli esempi quotidiani di uomini e donne, quelli comuni però. Sarebbe bello creare una Casa Editrice etica, libera e indipendente o, magari, scrivere una commedia teatrale (o una parodia, tipo Il monologo della politichina, be’ questa forse no…) che venga rappresentata nelle piazze come i concerti di fine anno. Troppo stupido?


@ Andrea, il - RESTI fra noi - è mortale....

8Graziano 13 ottobre 2009
Graziano



  

Le belle idee possono essere ciopiate, ed adattate creativamente, senza vergogna.
La "not invented here syndrome" non ci deve appartenere...
Quindi, Annamaria, facciamo una "cosa" tipo Move On qui, noi, in Italia?
http://www.moveon.org/

9annamaria 15 ottobre 2009
annamaria



 

Non è facile.
C'è da fare uno slalom evitando luoghi comuni, linguaggi consumati, la tentazione dell'invettiva che si specchia in se stessa e si appaga di essere contro, il veterofemminismo, l'essere bacchettone, gli stereotipi, l'appello buonista, la piazza che poi si va tutti a casa e tutto resta come prima, i riti, l'io-sono.più-politically-correct-di-te, la depressione, la voglia di cambiare paese e vaffa, l'essere troppo astratte, troppo tattiche, troppo strategiche, troppo ecumeniche, troppo elitarie, troppo frettolose, troppo apatiche, troppo enfatiche. L'essere senza obiettivi concreti. L'essere senza interlocutori individuati che poi si parla si parla e non si capisce né perché né a chi.
Bisogna trovare un filo e sgarbugliare tutto quanto con pazienza e tenacia e un po' di fortuna, anche. Bisogna trovare sintesi, alcuni punti di partenza condivisi, una visione semplice, chiara, comprensibile da proporre. Parole d'ordine. Una speranza fresca. Uno sguardo acuto. Energia.
Bisogna fare tutto quanto senza arroccarsi. Favorendo una partecipazione creativa diffusa. Dando a chi è d'accordo la possibilità di fare la sua parte.

MoveOn è stata ed è un'esperienza straordinaria. La conosco abbastanza e so che non è strettamente replicabile: l'obiettivo lì era chiarissimo (chi non conosce la storia può trovare una sintesi qui: http://it.wikipedia.org/wiki/MoveOn.org). Qui lo è meno. E anche il web, dal 1998 ad oggi, è del tutto cambiato.
Da noi, nel nostro paese, essere semplici è la cosa più difficile.

Per quanto mi riguarda, sento il bisogno di partire da qualcosa di solido. Un gancio a cui appendere tutto il cielo (e non solo metà). Continuiamo a ragionarci.

10Utente Anonimo 15 ottobre 2009
nuovo e utile



Annamaria, chapeau per la risposta.

11Graziano 15 ottobre 2009
Graziano



  

Scusate, ero io quello che si toglieva il cappello...

12unaltradonna 15 ottobre 2009
unaltradonna



Cara Annamaria, le tue parole individuano esattamente quello di cui si sente il bisogno in questo momento.
"Etica" è la parola magica, lo strumento con cui ricostruire, ripartendo da quello che siamo e vogliamo essere; non "contro" ma "per" un'identità consapevole e liberata dal peso del come vorrebbero farci essere, dalle gabbie e dagli stereotipi di ogni provenienza.

D'accordissimo su tutto, compreso il cercare partecipazione creativa diffusa, alleanze, forme di azioni e partecipazione "dal basso". Siamo in tante ad aver voglia di fare.

Grazie e a presto.
Laura A.

13wc 15 ottobre 2009
wc



  

Sull'uso e consumo dell'altro

Molte donne sono vittime di questi atteggiamenti distorti che le relegano a comparsa o oggetto del desiderio, ma la mia impressione e che non sia solo un sopruso di genere, ma un atteggiamento di generale di prevaricazione del prepotente sul più debole, sia esso maschio che femmina.
Le donne o gli uomini che accettano tutto questo, o che magari lo anelano per ottenere in cambio piccoli o grandi privilegi o semplicemente lo sopportano per sopravvivere, sono qualcosa di veramente inquietante.
Che fare? la sproporzione tra la gigantesca potenza di fuoco degli arroganti e dei prepotenti che ha tritato ogni pudore e dignità umana la vediamo ogni volta che accendiamo la tv.

Beh, intanto noi mettiamocela tutta e andiamo avanti

saluti

14Agnese 15 ottobre 2009
Utente anonimo



 

"I punti di partenza condivisi."

Non tanto ciò che rifiutiamo, ma i principi che ci guidano.
Partiamo da una lista. Semplice, scarna, elementare.
La fantasia qui non manca.
Facciamo come i bambini; immaginiamo di essere qualcosa.
Un'assemblea costituente.
Stiamo gettando le basi di un progetto, ora. E' la fase più delicata. Come dice Annamaria, dobbiamo farlo senza l'approccio "anti" a tutti i costi.
Anche perché, ultimamente, questo tipo di atteggiamento si sta rivelando controproducente. Noto con grande preoccupazione che una qualsiasi critica rivolta ai decisori (in Italia), invece di far riflettere o discutere, provoca l'effetto opposto: crea consenso verso le presunte "vittime" della contestazione.
Quindi attenzione.
Attenzione al linguaggio, ai codici, ai mezzi, ai tempi e soprattutto ai contenuti.
Dobbiamo essere disarmanti.
E questo non si ottiene solo dicendo le cose come stanno, ma anche proponendo soluzioni valide.
Dai, partiamo dalla lista di fondamentali.
La nostra costituzione.
Sarà necessario un complesso labor limae per scartare alcuni punti e sceglierne altri.
Ma alla fine resteranno i più forti, quelli inattaccabili.
Concetti fattivi.
Che non ci chiamino idealisti.
Noi siamo pragmEtici.


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