NeU cerca di offrire strumenti creativi per costruire una visione fertile del futuro, individuale e collettiva, e per questo di solito segue un filo di pensiero che va oltre le contingenze della cronaca quotidiana. Ma succede che i fatti di cronaca contribuiscano a costruire visioni condivise. Se queste sono distorte, e regressive, dannose sia per la reputazione che lo sviluppo di un paese moderno, come tali vanno denunciate. Anche da NeU, nel suo piccolo. La discussione sull’immaginario impoverito e grottesco che riduce e condanna le donne a una bella presenza stereotipata, e la dinamica fra i generi all’essere o arrapanti o arrapati, sta proseguendo sottotraccia in rete da mesi. Ne abbiamo già dato conto. È ormai evidente che il corpo della donna è diventato un’arma politica di capitale importanza, nella mano del Presidente del consiglio. È usato come dispositivo di guerra contro la libera discussione, l’esercizio di critica, l’autonomia del pensiero. Comincia così l’appello di Michela Marzano, Barbara Spinelli e Nadia Urbinati. Non si può non pensare al Gadda di Eros e Priapo. Il libro è tosto ma andrebbe riletto, anche nella sua dimensione psichiatrica. Dobbiamo costruire un nuovo immaginario. Nuove narrazioni. Una visione più ampia, contemporanea ed etica dell’essere donne e uomini in questo paese, nel nostro tempo. Dobbiamo trovare un linguaggio semplice e autentico, capace di rompere il gergo dell’ideologia. Dobbiamo istituire alleanze. Inventare forme d’azione efficaci. E dobbiamo cominciare adesso.
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